Le particelle virtuali

Secondo il nuovo piano urbanistico la città era divisa in blocchi che riprendevano la struttura geometrica tipica del reticolato romano. Nel settore K si trovavano tutti gli edifici dedicati alle nuove tecnologie. Leila entrò nel grattacielo di vetro, salì all’ultimo piano per raggiungere la reception all’ingresso. Si meravigliò che esistessero così pochi libri ologramma sull’astrobiologia, in tutto solo tre, il resto probabilmente era ancora in fase di traduzione dal cartaceo.

Dopo aver inveito contro il computer che non aveva capito l’argomento prescelto e continuava a ripetere con voce metallica “errore, errore, ricerca annullata”, rabbrividì al solo pensiero che un giorno ci sarebbero stati computer intelligenti quanto l’uomo, in grado di gestire da soli i programmi, replicarli e farne copie. Secondo gli esperti sarebbe accaduto entro cento anni più o meno. Si rese conto che stava digitando il nome sbagliato e che la logica del computer non faceva una piega: bisognava solo digitare il numero della postazione e non l’argomento. Si prenotò un posto alla scrivania di vetro vicino alla terrazza sul tetto e aspettò che il programma raccogliesse le informazioni disponibili. Leila diede un’occhiata a quello che era diventato un classico: il libro di Asimov sulla fisica. Ripassò il principio d’indeterminazione di Heisenberg, premio Nobel per la fisica nel 1932. Heisenberg aveva avuto il merito di dimostrare che era impossibile misurare con esattezza la posizione di un elettrone, una volta illuminato con un fotone l’avremmo spostato e cambiato di posizione. Non si poteva determinare con certezza la posizione di una particella subatomica, come non si poteva misurare nello stesso tempo moto e posizione. La teoria di Heisenberg diede modo a Einstein di introdurre il principio d’incertezza anche nella misurazione dell’energia: la legge di conservazione dell’energia poteva essere violata per tempi brevissimi, quanto maggiore era lo scarto della conservazione tanto minore era l’intervallo di tempo consentito. Le particelle potevano essere prodotte dal nulla, in contrasto con la legge di conservazione, ma smettevano di esistere prima di essere rivelate; in pratica esistevano particelle virtuali. La ricerca venne poi ripresa da tre fisici intorno al 1940, gli americani Julian Schwinger e Richard Phillips Feynman e il giapponese Sin-itiro Samonaga. Il principio d’indeterminazione era stato messo spesso in relazione con il problema filosofico di causa-effetto proprio per evidenziare i limiti conoscitivi delle leggi che governano l’universo.

Ci furono poi varie congetture dopo il 1970, ossia che l’universo fosse nato da una minuscola particella virtuale di grande massa che si sarebbe espansa rapidamente senza scomparire; sulla scorta di questa teoria sarebbero potuti esistere un numero infinito di universi che si formavano e finivano di esistere in un volume infinito di nulla. Il fisico e matematico Frank J. Tipler aveva avanzato l’ipotesi che un giorno Dio sarebbe arrivato a coincidere con il punto Omega, sviluppando una teoria dell’immortalità in cui scienza e teologia si fondevano, citando un passo dell’Esodo in cui Dio aveva pronunciato la frase sibillina e premonitrice: “Io sarò quello che sarò.” (1)

Cominciava ad avvertire una strana fitta al cervello, prima di dedicarsi al saggio di astrobiologia del Dr. Tipler, decise di andarsi a prendere un caffè nel bellissimo ristorante in cima all’edificio. Dalla terrazza si vedeva tutta la città, un panorama commovente specialmente al tramonto quando il sole si tingeva di rosa. Si sedette a un tavolino e si mise ad ammirare i giochi di luce sulle vetrate.


(1) Bibbia, Esodo (3:14)

TO BE CONTINUED…WIP (vedi capitolo La nostalgia dei se)

P.S. ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale

4 risposte a “Le particelle virtuali

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