How will we live together? Giardini

A bit late but here I am with the second part of the Biennale 2021. Having seen both, I’d suggest you to start with this venue and then proceed to the visit at the Arsenale.

Here you will find two scales that include part of the global research on the initial question: Across Borders and As One Planet.

The projects and research displayed in the national pavilion of each country convey the idea of inclusivity, crossing boundaries and connecting human and non-human habitats.

Globalization and climate change are key-factors that demand an immediate and effective response. More efficient technologies and a team work between architects, ecologists, geo-engineers, global economists and sociologists in order to preserve the future of our planet.

At Padiglione Italia the first installation is Data Zone (2003) by Michael Rovner. Exhibited for the first time in 2003 at the Biennale Arte is a series of culture plates in which little human figures move in different directions, creating a vortex of order and disorder. Nowadays with the Covid pandemic this uncertainty is self-explanatory.

The Earth is an Architecture is a big sculpture by Pierre Alain Trévelo and Antoine Viger-Kohler

The World turned inside out, 2021 by Plan B asks the visitor to see the world from a different perspective, leaving whole areas unexplored and free from human colonization…

Resurrecting the Sublime is an interesting experiment of bio-engineering by Christina Agapakis of Ginko Bioworks, who took samples from a dried specimen of Hibiscadelphus wildernarius rock at the Harvard University Herbarium, 2018.

The Quino Treaty is a history of resistance by indigenous women. The Quino tree relates peoples and territories, building a new different world opposed to the dominant and imperial one.

Uncertainty is the theme of the Spanish Pavilion, again this time, the uncertainty is a prerequisite for creative investigation, giving shape to unexpected new opportunities.

What are you waiting for?

“Time and again, however well we know the landscape of love,

And the little churchyard with lamenting names,

And the frightfully silent ravine wherein all the others end: time and again we go out two together,

Under the old trees, lie down again and again,

Between the flowers, face to face with the sky.”

Time and Again, Rainer Maria Rilke, translated by J. B. Leishman

Arsenale : How will we live together?

This year, due to the Covid emergency, the Biennale of Architecture was postponed to May 2021 and will run until November 2021. I had the privilege to visit the exhibition in the early days of its opening. It’s a stunning experience, including 112 participants from 46 countries coming from all over the world. The whole […]

Arsenale : How will we live together?

6 maggio – Giornata Mondiale del colore

Nella giornata mondiale del colore Oikos ha in serbo una sorpresa speciale! Il 6 maggio è la Giornata Mondiale del Colore, una data che Oikos la pittura ecologica sente molto. Una giornata dedicata ai bambini in cui si evidenzia come i colori siano il sale della vita e portino allegria e buon umore. Oikos dal 1984 […]

6 maggio – Giornata Mondiale del colore

Discoinferno

Non so se sia l’ennesima fandonia spacciata per verità ma Bill Gates vorrebbe oscurare il sole per combattere il riscaldamento globale, in qualche remoto laboratorio stanno clonando i mammut e online e offline si discute sulla validità dei vaccini, su cui non ho nulla da aggiungere.

Divisi per colori, per fasce d’età, per fattori di rischio, siamo chiusi in casa con i nostri vecchi da più di un anno.

Ogni giorno mi ritrovo a rincuorare un gruppo di colleghe di lavoro sul nostro futuro incerto.

Ieri grazie a un veterano della disco, nel mio canale su Facebook sono risbucate in un video anni ’80 le Mai Tai, band olandese estinta da anni, tre ballerine ballavano inguainate in tute scomodissime che avevano come ricamo una saetta che ricordava la cicatrice sulla fronte di Harry Potter, dentro uno schermo alla Videodrome del visionario Cronenberg. Titolo del pezzo History, finzione fanta-archeologica che forse avrebbe strappato un sorriso anche a Lord Voldemort.

1600 years

1600 anni – Il compleanno di Venezia

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Today it’s my Birthday, they say I was born on March 25th A.D. 421, according to historical chronicles that report the first stone used to built the Church of St James in Rialto, thanks to an ex-voto of a sailor-man miraculously saved from a terrible thunderstorm.

I have too many memories of what has happened so far, sometimes I get confused, as each recollection entails another one and in the end each one of you out there, distracts me with another story, century after century the stories still go on.

If I have to take into account other events, today it’s also Dante’s Day, the father of the Italian language – the author of the Divine Comedy – it seems that the poet managed to come to Venice long time ago on September 1321, as ambassador for Messer Guido Novello, took malaria from a mosquito bite and died few days…

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La Chiesa di Auvers e il riflesso di Van Gogh

La stampa di questo quadro di Van Gogh (1890) è stata per anni appesa nel corridoio della mia vecchia casa di Udine. All’epoca mi limitavo a fissare il riflesso sul vetro, mentre tentavo di chiudere la porta che tagliava il corridoio in due, facendo attenzione al filo del telefono, che poi si arricciava in spire contorte che bisognava rigirare nel senso inverso per rimettere la cornetta apposto. Non che avessi quali segreti da nascondere, solo pudore.

Quel quadro invece ha un cielo che già dice tutto. In mezzo a un campo, c’è una chiesa deformata, davanti una figura che ci dà le spalle in direzione di un bivio che poi diventa un circolo vizioso, perché a guardare bene, se si procede verso destra si vede una casetta sullo sfondo, e poi se si rifà il giro si ritorna al sentiero iniziale percorso dalla donna che non si sa dove stia andando, la strada si arresta davanti a noi.

Vincent è appena rientrato da Parigi dove è andato a trovare il nipotino Willem, figlio dell’adorato fratello Theo, e ha abbandonato la Provenza per stabilirsi in questo paesino del Nord, a pochi chilometri da Parigi, dove risiederà gli ultimi settanta giorni della sua vita.

Ho fatto un grande quadro con la chiesa del villaggio, in cui la costruzione sembra violacea, contro un cielo blu profondo e piatto di puro cobalto; le vetrate sembrano delle macchie blu oltremare, il tetto è violetto e in parte arancione.

Le dita tracciano i solchi dei campi in fiore invasi da una luce rosa, in parte oscurati dall’ombra proiettata dalla chiesa con le sue vetrate cupe. In questo periodo Vincent si mette a rileggere Shakespeare – il libro è un regalo del fratello – riprendendo in mano i suoi drammi storici, tra cui l’Enrico IV e l’Enrico V:

“But what touches me in it, as in the work of certain novelists of our time, is that the voices of these people, which in Shakespeare’s case reach us from a distance of several centuries, don’t appear unknown to us. It’s so alive that one thinks one knows them and sees it”.

(Ma quello che mi colpisce in esso, come nell’opera di alcuni romanzieri del nostro tempo, sono le voci di queste persone, che nel caso di Shakespeare arrivano a noi da una distanza di parecchi secoli, e non ci sembrano sconosciute. Così vivo che uno pensa di conoscerle e vederle.)

E quell’incitamento accorato di Enrico V “We happy few, band of brothers” con un esercito di forze esigue che si trovano a combattere unite nel giorno di San Crispino ha ancora più senso…

A metà vita

Prima che mettano l’accesso spid anche per entrare in wordpress, oggi una poesia di Hölderlein, che in questi tempi di pandemia, aiuta sempre, per profondità di pensiero.

Mi spiace non essere in grado di leggerlo in lingua originale, il tedesco, lo propongo nella traduzione dal tedesco di un grande studioso, Gianfranco Contini.

Di gialle pere il suolo

e colmo di rose selvagge

pende nel lago, voi cigni del cuore,

e il capo di baci ubriaco

nell’acqua tuffate

ch’è santa e non turba.

Ahimè, dove li prendo,

ora ch’è inverno, i fiori, e dove

del sole la luce, della terra

l’ombra? Al freddo muti

se ne stanno i muri, nel vento

stridono le banderuole.

Photo by Maria Orlova on Pexels.com

Post #555 di Branoalcollo

The Summer of Saint Martin |L’Estate di San Martino

Da Venicebyvenice with love

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11th November

Today, we celebrate Saint Martin of Tours (316-397). The story dates back to the 4th century when Martin, a Hungarian army officer was in Amiens in France; it was a freezing night, and the soldier, who was working for the Roman army, was patrolling the streets. He was approached by a half-naked man, shivering in the cold. He cut his cloak in two and gave half of it to the beggar.

Martin wanted to lead a hermit’s life but the Church chose for him a different path, he was appointed Bishop of Tours.

11 Novembre

Oggi, festeggiamo San Martino di Tours (316-397). La storia risale al IV secolo quando Martino, un soldato ungherese si trovava ad Amiens in Francia. Era una notte ghiacciata, e il soldato, che lavorava per l’esercito romano, stava sorvegliando le strade. Venne avvicinato da un mendicante seminudo, che tremava per il freddo, tagliò il…

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Instant-scripts #3 Oltre il naif

La prossima mostra che mi piacerebbe andare a vedere – uso il condizionale perché con tutti questi DPCM si può programmare ben poco – è la mostra a Ferrara, dedicata ad Antonio Ligabue (1899-1965), una vita d’artista, con i suoi autoritratti di animali e le sue sculture.

Ricordo ancora lo sceneggiato di Salvatore Nocita con Flavio Bucci e il suo sguardo perso nelle nebbie di Gualtieri, quando scortato da due gendarmi viene portato a “casa” del padre adottivo. A vedere scorrere il paesaggio piatto con i casolari spogli, che ritorna immutato nel tempo ogni volta che si fissa fuori dal finestrino del treno, quelle tigri feroci gridano vendetta.

Autodidatta, incoraggiato dallo scultore Marino Mazzacurati, “el Matt” dipinge animali, paesaggi infuocati, campi verdissimi e cieli azzurri intensi.

Da poco sono state rese pubbliche le sue cartelle cliniche – soffriva di depressione – nei diversi ricoveri a Reggio nell’Emilia. Parlava poco e imitava i versi degli animali nelle sue escursioni sulle rive del Po. Nel 1937 alla voce professione viene scritto “nessuna”, nel 1945 viene aggiunto “pittore povero”. In manicomio gli viene concesso di dipingere sempre, per quanto le cure fossero inadeguate, i dottori constatano che l’arte ha su di lui un potere “calmante”…

Barattava i suoi dipinti in cambio di un bicchiere di vino, girava per le osterie con una moto da cui cadeva spesso perché ubriaco. Dipingeva su tutto, su masonite, pezzi di legno che raccattava in campagna, incideva tavoli con forchette e utensili improvvisati. Quando negli anni ’70 Zavattini andò a perlustrare i luoghi abitualmente frequentati da Ligabue, si attivò una vera e propria caccia al tesoro dei quadri del pittore, comprati con pochi spiccioli e rivenduti a caro prezzo, una volta diventato famoso. Molti si pentirono di aver buttato via tutto, non perché gliene importasse granché dei quadri, ma dei soldi sì.

Ha prodotto più di 120 ritratti, “dammi un bacio” era la sua frase più usata.

Instant-scripts #1 Guido io o guidi tu?

Ieri mettendo a posto alcune foto di viaggio e di lavoro, spiccava la statua di Savonarola a Ferrara, le mani al cielo e l’iscrizione che era tutto un programma:

In tempi corrotti e servili dei vizi e dei tiranni flagellatore

A onor di cronaca la statua di Stefano Galletti è del 1875, le invettive invece lo portano al rogo il 23 maggio del 1497, prima scomunicato da Papa Alessandro Vi, poi impiccato e arso.

Nato a Ferrara nel 1452, entra nell’ordine domenicano nel 1475 – ordine che lotta contro l’eresia, “i cani del Signore” – , si trasferisce a Firenze dove viene scelto come lettore delle Sacre Scritture e inizia la sua seconda vita come predicatore, contro la politica delle Signorie, contro il reggimento e il governo di Firenze, contro la corruzione della Chiesa, contro la superbia, contro l’astrologia, contro. Stimato dall’umanista Guicciardini e dall’amico Pico della Mirandola, che ne ammirava lo spirito riformatore e che in punto di morte ebbe come dono il suo abito domenicano. Anche per lui predisse un periodo in Purgatorio…

Pare che i primi discorsi in pubblico nella cappella dei Medici non ottennero grande seguito a causa del suo accento emiliano, ma con il passare del tempo, a distanza di secoli, l’invettiva rimane un genere diffuso.

Ci si schiera più contro che a favore. E ho anch’io la mia lista, a partire dal mio lavoro che è la guida turistica.

Non immaginate la gioia, quando a sorpresa, mi hanno chiamato per fare un tour in questi tempi difficili di Covid dove tutto è un divieto.

Erano stranieri, non italiani. Ora tutti sono a viaggiatori a modo loro, ma di fatto ognuno di noi è un turista nel momento in cui va a fare visita in una città che non conosce, che lo voglia o no.

Come insegna lo scrittore Paul Theroux e grande esperto di viaggi, “Gran parte del viaggiare, e sicuramente del genere che ti appaga, implica dipendere dalla gentilezza di stranieri e metterti nelle mani di persone che non conosci a cui affidi la tua vita.”

Vincere la diffidenza iniziale è il primo scoglio da superare ma l’esperienza di una visita guidata dovrebbe aggiungere valore al vostro viaggio, perché scoprirete nuovi modi di raccontare la città e potreste conoscere persone interessanti, fare nuove amicizie con altri compagni di viaggio, arricchirvi di stimoli. Nei peggiori dei casi potreste incrociare anche qualcuno che troverebbe un difetto anche in mezzo al Paradiso terrestre, ma quello fa parte del gioco delle comuni interazioni umane.

C’è invece chi si improvvisa, e senza nessuna competenza, si mette a fare tour gratis, facendosi pagare a “mancia”. Per essere guida bisogna superare un esame piuttosto difficile e ci vuole una licenza che autorizzi a svolgere la propria professione.

Non si finisce mai di studiare, è un lavoro che implica una ricerca continua, che è anche l’aspetto più stimolante.

L’ormai dilagante fenomeno dei “free” tours fa passare un messaggio che non mi piace affatto: non occorre essere guida per fare la “guida”. In fondo basta una app, qualche foto, chi vuole paga con una libera offerta e chi non vuole, comunque si è fatto un giro gratis. E la professionalità, e gli anni di studi, e tutti i corsi di aggiornamento, e il nostro lavoro, vengono penalizzati al massimo da un abusivismo sfrenato che se ne frega delle regole, delle guide turistiche e di chi lavora con impegno.

Alla fine la predica ve l’ho fatta pure io, ma è lunedì, ed era inevitabile!

E se vi fa piacere, e passate per Venezia, fatevi sentire.

©Venicebyvenice