Dodicesima notte o quel che volete

Anche l’ultimo brandello di festa è agli sgoccioli, certi argomenti mi hanno talmente stufato che non ho nemmeno voglia di discuterne.

In attesa del mitico pignarûl, che qui sulla Riviera del Brenta sarà fra una settimana, ho avuto la brillante idea di leggere Il Doge di Palazzeschi (prima edizione del 1967, poi ripubblicato da SE edizioni). Partire da Ongaro non è stata la mossa migliore, sempre Venezia sullo sfondo, questa volta un divertissement, che ogni volta che lo scrivono, già uno dovrebbe sapere che il bidone è imminente, la comicità che io non ho colto si trascina per 187 pagine, in un italiano arcaicizzante pieno di annunzi vari. Decisamente not my cup of tea. Il Doge cosa ci deve dire? Tutto e niente. Un’attesa spasmodica che dura tre giorni in una Venezia “contemporanea” uguale a se stessa nei secoli dei secoli, e quando appare, non ci sono testimoni, la folla se n’è andata, i turisti si sono portati via le loro valigie e in Piazza c’è qualche piccione distratto. C’è ovviamente un colpo di scena minimo, per chi ama le tempeste in un bicchiere…

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©Sironi La Bella del Sestiere, Donna con fiore

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La Taverna del Doge Loredan

Ho scoperto questo libro durante una passeggiata a Dorsoduro, il sestiere dove abitavo ai tempi dell’università. Di fronte alla Chiesa dei Carmini c’è un negozio di vinili e libri usati che ha delle edizioni rare. Parlando con il proprietario su una copia in vetrina de Il Doge di Aldo Palazzeschi ha tirato fuori Ongaro. “Questo è un altro classico, pubblicato negli anni ’80, riuscito con la Piemme, conosci? Lui è un giornalista veneziano, è un romanzo ma riconoscerai molti luoghi di Venezia.”

Comprato all’istante, insieme al libro di Palazzeschi.

Ora non rivelerò molto del libro perché quello che è stato una sorpresa per me deve esserlo anche per chi non l’avesse ancora letto. E proprio dove meno me l’aspettavo, ho trovato la soluzione a un enigma intricato che mi ha dato filo da torcere per anni e che dopo la lettura di questo libro non solo non ha più ragione di esistere ma ha dissipato ogni dubbio. Liberatorio in ogni senso.

Siamo nelle mani di un maestro, Ongaro (1925-2018), conosciuto anche con il nome di Alfredo Nogara, giornalista e co-autore di molte storie di Hugo Pratt; uno scrittore totale che ha vissuto in America Latina, viaggiato in tutto il mondo e incontrato un tempo in Camerun il re dei Douala a cui non ha avuto bisogno di presentarsi: “Lei è nato, vicino all’acqua”. Inevitabile il richiamo a Venezia con la casa di infanzia vicino ai tre ponti di Piazzale Roma, tre possibilità in tre direzioni diverse, un tuffo al cuore.

Il romanzo racchiude tre libri in uno: una storia già scritta a cui manca un finale, una fiction che prende vita grazie a una inaspettata riscoperta e il resoconto dei flussi di coscienza dell’editore. Tutto ha inizio grazie a un altro classico stratagemma letterario – il ritrovamento di un manoscritto, la prova tangibile documentata che fa in modo che l’incredibile risulti credibile: una voce sconosciuta urla la sua verità a un mondo che non l’ascolta fino a che qualcuno non la riporta alla luce.

Il protagonista è un editore veneziano di origine austriaca che vive a Cannaregio in una palazzina che si affaccia su rio di San Felice. Shultz trova per caso sopra un armadio un misterioso manoscritto incompleto. Comincia a leggere le pagine del libro per cercare di capire se pubblicarlo o meno, e man mano che legge, riscopre molti punti in comune con un fantasma vissuto due secoli prima, un nobile che si è messo in grossi guai, la comparsa di una donna che nasconde un segreto di cui si vergogna e che ha un doppio femminile nella vita di Shultz. Londra e Venezia sono le due città a cui fare riferimento. Un quadro del ‘700 ritrae il cavaliere William Beckford, e nel quadro sappiamo che c’è già tutto, se solo si prestasse più attenzione a certi dettagli…la consapevolezza arriva dopo.

 

 

 

 

Buon Anno e buone letture!

 

Sempre più spesso nel luogo dove mi trovo un uomo senza volto mi compare davanti e mi si ferma accanto ancora più a lungo di quanto io possa sopportarlo. È un uomo alto e asciutto, vestito con eleganza, una lunga stretta redingote di velluto nero liscia e senza pieghe, pantaloni attillati dello stesso colore e dello stesso tessuto della giacca, camicia di seta bianca, scarpe con fibbie d’argento, un tricorno fuori moda che in parte copre la superficie vuota e piatta del suo viso…

[La Taverna del Doge Loredan, Alberto Ongaro, Edizioni Piemme 2004]

 

 

Qui si inizia il 2019 con un grande classico su cui vi aggiornerò prossimamente su questi schermi…lettura imperdibile TO BE CONTINUED

 

Equilibrio di fine Dicembre

Finiamo l’anno con qualche considerazione…I famosi buoni propositi che servono a focalizzare gli obiettivi dell’anno che verrà.

Cosa si tiene e cosa si toglie?

C’è un gioco di parole che forse spiega meglio, il famigerato subito-subìto, è tutto una questione di accenti, tra azione e reazione passiva o inerzia. Le monàde della monade, come ricorda Giorgio Calcagno – ammesso che si tratti di “monade”. Magari Leibniz non sarebbe tanto contento della definizione, la poesia leva ogni ulteriore dubbio.

Ed io conosco il topo

Conosci il falco, ed io conosco il topo, 
tu il volo a picco, ed io l’orma del piede, 
conosci il pino, ed io conosco l’edera, 
conosco il legno, e tu conosci il fuoco.
 

Io faccio il viaggio, tu ne sai lo scopo, 
io ti dò l’incertezza, tu la fede, 
tu sai come donare, io come chiedere, 
conosco il prima, e solo tu sai il dopo. 

Tu trovi il filo, che nel labirinto 
ti conduce sicura ad una uscita, 
io ho perso il segno, annaspo ad ogni spigolo; 

ma se guardi negli occhi, che hai avvinto 
al tuo incanto di giada, io ho la partita: 
rubo il lampo ai tuoi occhi, e ti sconfiggo.
*

*Ed io conosco il topo, Giorgio Calcagno, Tutte le Poesie (2010).



Natale e dintorni #2

Le idee e la comprensione crescono e maturano come le piante; non serve trafficare troppo attorno ad esse. Pavel Florenskij

Quest’anno ho scritto poco, non sono riuscita a superare la media dell’anno scorso, circa due articoli al mese. Il blog continua a vivere e lottare insieme a voi, sempre fluttuante, costante nel tempo.

La Compagnia è stata varia: Wallace Stevens, Venezia, migliaia di turisti, San Valentino, Casanova, gli alieni Kanamiti, Jiro Taniguchi, Reginald Bliss, i classici Disney, MarcoTopo, La Baronessa Orczy e la sua Primula Rossa, Astarte e la Prosopopea, la Storia Universale Disney, Topalbano, Pascal, Bordiga, IUAV, Ang Lee, Richard Parker, Pi, Emily Dickinson, FreeSpace ai Giardini e all’Arsenale, Isola di San Giorgio Maggiore, il Vaticano alla Biennale, Tintoretto, Carlo Scarpa.

Ora finalmente si avvicina la meritata pausa natalizia, vi auguro di trascorrerla nel miglior modo possibile. Buone Feste a tutti ovunque voi siate!


Untitled (Anarchitecture) ©Gordon Matta-Clark

Venezia per i suoi monti – 15 e 16 Dicembre 2018

Buon lunedì a tutti, il 15 e il 16 Dicembre le guide turistiche GTI propongono due giorni di visite guidate in solidarietà ai territori montani colpiti dall’eccezionale maltempo lo scorso ottobre. Un weekend di visite guidate solidali in cui sarà possibile visitare luoghi raramente aperti, scoprire nuovi itinerari, fare una passeggiata nella piazza più bella del mondo. Tutte le offerte raccolte verranno interamente devolute al Comune di Rocca Pietore. Per informazioni e prenotazioni si prega di scrivere a Veneziaperisuoimonti@gmail.com e/o telefonare al numero 339 137 2954 entro e non oltre venerdì 14 Dicembre.

Vi aspettiamo numerosi a Venezia!

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Freespace – Arsenale II parte

La visita all’Arsenale – “casa di industria” veneziana – completa il viaggio all’interno della Biennale di Architettura, luogo talmente grande che finiamo per uscire dai confini dei giardini per vedere al di là del ponte l’antica cattedrale di Venezia a San Pietro in Castello con campanile pendente.

Nel buio della notte autunnale delle cinque arriva miracolosamente un traghettatore che ci fa scoprire che esiste una fermata ACTV Arsenale Nord e in un arco temporale di solo mezz’ora si arriva a Piazzale Roma. Tutto merito del Giardino delle Vergini, spazio a sud delle Corderie, per chi si spinge oltre e non cede alla tentazione del pouf da cui è difficile rialzarsi.

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Si stanno co-creando nuovi orizzonti, nuove architetture al Padiglione Italia che coinvolgono la nostra penisola, in questo si distingue fra tutti Arcipelago Italia curato dall’Arch. Cucinella. Interventi sul territorio italiano che valorizzano la natura dei luoghi progettati.

Molte sono le soluzioni che abbracciano il tema della mostra, spazi liberi ma anche spazi sociali, la responsabilità nel lasciare un segno, di sanare o meno un luogo, di incidere con precisione chirurgica. Architetti-medici-geografi e non solo.

In caso di dubbi sui quali siano le risposte concrete su che cosa sia progettare secondo i principi degli indigeni che abitano i luoghi, è bene ricordare i loro principi eterni:

Ogni passo deve seguire un cammino spirituale guidato dagli Anziani della Comunità.

Ci si deve comportare bene.

Ci si deve allenare a essere sempre al servizio degli altri.

Si devono rispettare i processi decisionali della tradizione del proprio popolo.

La forma dell’architettura si ispira allo spirito della natura.

Quando si programma il futuro si deve programmare per tutti gli esseri viventi per sette generazioni.

Semplici semplici.

Intanto come ricorda altrove Peter Rich quando si disegna si possono raggiungere luoghi dove non si è mai stati prima.

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Il vincitore Souto de Moura che non ha un sito internet (“a che mi serve?”) risponde con le sue architetture.

Che aspettate? Chiude il 25 Novembre.