Asindeto

Asindeto, ossia via le congiunzioni punto.

Esempio colto dello Zingarelli:

le donne in festa, in alegreza, in gioco, in danze perregrine, in dolci canti (Boiardo)

Esempio lampante

veni, vidi, vici

In mezzo oasi di tempo

Dopo quattro giorni mi arrivò una cartolina da Overath: “Sono contento che tu stia bene e che ti serva soltanto il mio aiuto per fare una cosa molto importante. Ti porterò presto tale aiuto, che mi richiederai piccolissimo, con l’affetto di sempre. Intanto ti ho spedito un messaggero (libro con istruzioni preliminari). Ciao evviva il campari.” (Paolo Volponi, Corporale)

 

 

 

 

Proust asked, Venice replied

Un’altra intervista possibile, risponde Venezia😉

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The principle aspect of my personality

Changing while remaining the same.

The quality that I desire in a man

Good taste.

The quality that I desire in a woman

Selectivity.

What I appreciate most about my friends

Presents, visits and a laugh.

My main fault

Humidity.

My favorite occupation

Lying.

My dream of happiness

Chilled Prosecco, green olives, crisps and some cicchetti. I provide the setting.

What would be my greatest fear

Apart from sinking, global warming, coastal erosion and a resurgence of malaria in the Mediterranean, I tend to stay positive.

What I should like to be

Slightly taller.

The country where I should like to live

I am a country on my own.

My favourite colour

Water green.

The flower that I like

Artemisia coerulescens.

My favorite bird

I’d prefer a winged lion.

My favorite poets

Dante, enough with Antonio Lamberti’s La Biondina in gondoleta, Giorgio…

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In difesa dei gattini

In Busta Chiusa, un progetto di Cartaresistente

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Lettera D – Destino

 

Caro Enne,

 

Il tempo vola, è passato un po’ di tempo da quando ci siamo visti l’ultima volta, su quell’isola che sappiamo solo noi due. Dei cinque desideri espressi, se ne è avverato solo uno, in parte, sugli altri quattro ancora nessuna nuova. Non era Destino. Si dice sempre così quando le cose prendono un’altra direzione. C’è chi confonde il Fato con il Destino, a dire il vero non sono la stessa cosa.

Il Fato è molto più potente, è quella forza oscura alla quale non si possono opporre nemmeno gli dèi, figurarsi gli umani. Non è il caso di fare resistenza, è stato già deciso, “detto”. La Fortuna bendata continua a far girare la sua grande ruota, si può anche fermare dalle tue parti, non sai né come né quando, arriva quando lo dice lei, per chi crede agli oracoli. E poi ci sono pure le fate, bellissime e incantatrici, difficile resistere. Ho scoperto che per noi donne esistono gli Arfai, gli equivalenti maschili. Vivono in acqua, nella Val di Susa, sono gentili e timidi, aiutano a fare il bucato nel fiume, che non è proprio indispensabile, dei sirenetti operosi secondo parametri ottocenteschi, dirgli che hanno inventato la lavatrice potrebbe spezzargli il cuore, quindi semmai aiutano a stendere…

Il Destino invece ha un margine di manovra in più, quel viaggio che si può o non si può compiere. C’è chi liquida certi eventi ricorrenti come semplici coincidenze, chi invece crede alla loro sincronicità, certe cose accadono nello stesso momento per farci comprendere nessi e analogie nascoste. Fatti che evidenziano altri fatti, una serie di indizi di cui devi capire il senso, se non ti distrai strada facendo. Per secoli i filosofi si sono scannati sul tema del determinismo, gli atomi vagavano nello spazio secondo un ordine preciso in cui tutto era chiaro e certo, poi è arrivata la meccanica quantistica che si è aperta a infinite possibilità e alle interferenze. La prossima volta, se mai dovessimo incrociarci ancora come due fotoni, brinderemo con qualche elettrone scintillato, mi è sempre rimasto il dubbio se gli zaletti siano arrivati a destinazione o li hai sbranati in treno.

 

ciao vecio

 

Carla Bonollo

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In Busta Chiusa n. 4 un progetto di Cartaresistente
Lettera D di Carla Bonollo
Illustrazioni di Davide Lorenzon

Skyscape: #JamesTurrell

Considerami pure un male di stagione, L. Cerretti

 

Nuova raccolta di poesie di Luca Cerretti, pubblicata a Maggio 2016 da Marco Saya Edizioni, che ho avuto il piacere di leggere in questi giorni.

Luca Cerretti riprende un tema interrotto, spire di versi attorcigliati intorno alla figura della ex-musa Nora O’Lee, incarnazione di un amore non corrisposto come si avrebbe voluto.

Il rimprovero ritrova una nuova forma, si compie attraverso mille ripensamenti, frammenti di ricordo, punti di non ritorno che accendono scintille di vita proprio in una presenza che non può essere che assenza e vive grazie alla nostalgia di quello che non è mai stato, ma si fa spazio tra le righe di altrettanti indizi impossibili, cercando di ritrovare un senso racchiuso in corollari a ritroso (Il ricaduto, Appunti di glottologia, Due milioni di scale, Lamento funebre per la musa, Un lemma alla volta, Tecniche forensi, Sembrava il finimondo, De magnete,) in un immaginario trattato emotivo che esamina l’animo umano con perizia anatomica.

Il quadro nella copertina raffinata color seppia anticipa già che l’impresa sarà sofferta, Giacobbe che lotta con l’Angelo di Léon Bonnat, una sfida eroica che si apre a diverse interpretazioni – un oceano impersonale in cui divino e umano si confondono, lottare contro i propri demoni – un non-detto visivo che fa da cornice alle parole.

E qui di demoni camuffati in simulacri di comuni paure ce ne sono parecchi. L’innamoramento disarmante mette in luce una tenerezza soffocata, pudore stroncato sul nascere da un eccesso di ironia, abbandono rancoroso, disagio di una sensibilità a nervi scoperti, goffaggine reiterata di molteplici atti mancati in un futuro del passato. I versi rincorrono un tempo che non è.

Eppure nell’effetto deflagrante di una passione che non sa trovare riparo, la bellezza continua a riaffiorare nello sguardo di occhi azzurro malumore, non più rèsa ma lucida amata consapevolezza.

Mantieni pure l’anonimato

nessuno riconoscerà la tua minuscola voce,

ti avverto però che io ero felice.[1]

 

§

[1] Tratto da Ulteriori dettagli, p. 23, Considerami pure un male di stagione, Luca Cerretti, Marco Saya Edizioni, Milano, Maggio, 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Ritorno dei Classici

Parco è una parola grossa, area verde urbana con erba alta.

Un uomo seduto su una panchina, da solo.

Altro che alberi infiniti, qualche pioppo e due betulle, esili. Ha degli occhiali da sole che non sembrano suoi, sono enormi. Fissa il paesaggio impassibile. Non è che ci sia molto da guardare, due bambini che si buttano da uno scivolo, e una madre annoiata che risponde ai fischi del cellulare.

La solita fila indiana di formiche con massi di briciole mi fa solletico alle caviglie, passano indisturbate tra fili d’erba, direzione tana, il mondo vada avanti come gli pare, le formiche continuano per la loro strada, da secoli, così.

Come i Lillipuziani, abitanti dell’isola di Lilliput, a sud-ovest di Sumatra, abbiano potuto legare Lemuel Gulliver dal basso della loro mole di 15-20 cm rimane per ora un mistero, che riscoprirò leggendolo. Intanto Lemuel mi sembra già un nome interessante, dall’ebraico lemuel (che appartiene a Dio), che fine abbia fatto questo personaggio ce lo rivela l’autore stesso, nato nel Nottinghamshire, si è ritirato dopo tutte le sue avventure nell’Oxfordshire, per la precisione a Banbury – nota per il dolce al ribes, il Banbury Cake – ha consegnato i suoi appunti al cugino Richard Sympson, l’alter ego di Jonathan Swift, la fiction nella fiction è planata sulla scrivania di un editore. Oltre i viaggi di Gulliver…

TO BE CONTINUED