Icaro, Brueghel e Auden

Oggi ho riletto Musée des Beaux Arts di Auden, nell’arte e nella poesia si trovano sempre delle risposte. La ripropongo nella sua versione originale e di seguito nella mia traduzione in italiano.

Musée des Beaux Arts

About suffering they were never wrong,

The Old Masters: how well they understood

Its human position; how it takes place

While someone else is eating or opening a window or just walking dully along;

How, when the aged are reverently, passionately waiting

For the miraculous birth, there always must be

Children who did not specially want it to happen, skating

On a pond at the edge of the wood:

They never forget

That even the dreadful martyrdom must run its course

Anyhow in a corner, some untidy spot

Where the dogs go on with their doggy life and the torturer’s horse

Scratches its innocent behind on a tree.

 

In Brueghel’s Icarus, for instance: how everything turns away

Quite leisurely from the disaster; the ploughman may

Have heard the splash, the forsaken cry,

But for him it was not an important failure; the sun shone

As it had on the white legs disappearing into the green

Water; and the expensive delicate ship that must have seen

Something amazing, a boy falling out of the sky,

Had somewhere to get to and sailed calmly on.

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Sulla sofferenza non avevano mai torto

i pittori antichi; come capivano bene

la sua posizione umana; come si svolga

mentre qualcun altro mangia o apre una finestra o solo cammina pigramente;

come, quando i vecchi aspettano riverenti e ardentemente

la nascita miracolosa, ci debbano sempre essere

bambini a cui non interessa affatto che accada, e pattinano

su uno stagno al margine del bosco:

non dimenticano mai

che anche il terribile martirio deve avere il suo corso

in qualche modo in un angolo, in qualche posto sciatto

dove i cani continuano a fare la loro vita da cani e il cavallo del torturatore

si gratta l’innocente posteriore contro un albero.

 

Nell’Icaro di Brueghel per esempio: come ogni cosa si allontana

in assoluta calma dal disastro; l’aratore

potrebbe aver sentito il tonfo, il grido desolato,

ma per lui non era un fallimento importante; il sole splendeva

come doveva splendere sulle gambe bianche che scompaiono nell’acqua

verde, e il costoso veliero leggero che doveva aver visto

qualcosa di sorprendente, un ragazzo che cade dal cielo,

doveva andare da qualche parte e continuava a navigare tranquillo.

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3 pensieri su “Icaro, Brueghel e Auden

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