E lucevan le stelle

Per riprendermi dal freddo polare di questi giorni mi sono buttata a rileggere la biografia del sole di David Whitehouse (1), un trattato scientifico-filosofico sulla storia del pianeta infuocato. Pur analizzando in dettaglio le teorie scientifiche, trovo che le parti più avvincenti siano quelle legate alle leggende sul sole.

In Irlanda, in un luogo dal nome impronunciabile Sliabh na Calighe (letteralmente ‘colline della strega’), noto anche come Loughcrew, figura la prima incisione neolitica di un’eclissi di sole, risalente al 3340 a.C..

Nell’Oriente antico le eclissi venivano considerate come un rimprovero del cielo nei confronti dell’operato di un determinato sovrano; si pensava che fossero causate da un enorme drago che divorava il sole, quasi sempre considerate presagi funesti. Persino l’aureola era in un primo tempo utilizzata dai pagani greci e romani per rappresentare il dio del sole Helios o Apollo. Serviva per indicare il sole che risplendeva dietro la testa dei personaggi, un riferimento indiretto alla corona o alone di luce che si vede attorno al sole durante un’eclissi.

La corona solare era già stata identificata all’epoca di Plutarco, nell’ 83 d.C. ma esistono testimonianze sulle ossa oracolari dell’antica Cina.

Il nostro sole è la seconda stella più luminosa. L’invenzione dello spettroscopio permise di classificare le stelle in base al loro colore. Le classi spettrali furono divise in lettere, ricordate dall’acronimo riassunto nella frase romantica dell’astronoma americana Annie Jump Cannon (1863-1941): “Oh, Be A Fine Girl. Kiss Me!”.

Oltre alle classi O, B, A, F, G, K, M, ci sono anche alcune categorie minori, la W rappresenta le stelle più calde, le R, N, S, le più fredde. Le stelle O sono bianche e lievemente bluastre come le stelle B, le stelle F e G sono più giallastre, le K sono arancioni e le M rosse. Sirio è una stella di tipo A, le nane rosse sono di classe M, Alpha Centauri B è K, il sole è di classe G.

C’è un’altra nana rossa vicino al nostro sistema, segnalata dalla serie televisiva Star Trek, si tratta di Wolf 359. È nella costellazione del Leone ed ha una luce molto delicata. Se il sole dovesse essere sostituito da Wolf 359 sulla Terra ci sarebbe una luminosità solamente dieci volte maggiore rispetto a quella lunare. Non ci resta che augurarle di rimanere dov’è, come campo di battaglia tra la Federazione Stellare e i temibili Borg, una popolazione che riduce la libertà individuale a mero meccanismo robotico.

Nel frattempo live long and prosper

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(1) David Whitehouse, Il Sole. Una Biografia, Milano, Mondadori 2007.

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