It rings a bell

King Arthur and the Knights of the Round Table...

“Perché temere?

Del duro destino o del buono

Che può l’uomo se non far la prova?”

Sir Gawain e il Cavaliere Verde

La vita quotidiana ai tempi dei cavalieri della Tavola Rotonda di Michel Pastoureau è un libro magnifico che offre una serie di indizi su cui vale la pena riflettere.

Nel Medioevo non si concepiva la vecchiaia come la intendiamo noi, l’età della “pensione” non esisteva, gli uomini lavoravano fino alla fine dei loro giorni. Contrariamente all’idea diffusa che l’età media allora durasse trenta, trentacinque anni a causa dell’elevata mortalità infantile – di fatto un terzo dei neonati non superava i cinque anni di vita – chi sopravviveva all’infanzia poteva aspirare a un’età relativamente avanzata. Le aspettative di vita rimasero invariate per sette secoli fino alla prima metà dell’800. Gli ecclesiastici appartenevano alla classe più longeva.

San Gilberto di Sempringham, fondatore dell’ordine religioso dei Gilbertini in Inghilterra, vantava anche un curioso record, fu l’unico centenario del XII secolo. Tra gli aristocratici superare i settant’anni non era un fatto raro.

I ceti meno fortunati continuavano a essere decimati da epidemie, carestie e malattie endemiche.

A differenza dei chierici, che erano gli unici custodi del passare delle ore, i laici non conservavano la memoria delle cose lontane, era molto frequente che non ricordassero nemmeno la data di nascita, costretti a vivere in un presente scandito da incombenze pratiche che non prevedevano possibili proiezioni nel futuro. Chi partiva per un pellegrinaggio o un lungo viaggio non era in grado di stabilire quando sarebbe ritornato. I cavalieri della Tavola Rotonda erano costantemente alla ricerca di nuove avventure, ma non fissavano mai una data o un progetto di ritorno. Salvo casi rari, anche i cronisti e romanzieri erano molto vaghi nella catalogazione di eventi, ricorrendo spesso a perifrasi generiche, all’epoca del re…, verso le Pentecoste, non c’era mai un’annotazione precisa.

Le giornate erano regolate da ricorrenze e feste religiose, secondo il ciclo delle stagioni. Si guardava molto spesso a un passato lontano, ricordando nostalgicamente i bei tempi andati. Per Pastoureau questa forma di rassegnazione era dovuta al fatto che l’uomo poteva avere solamente un’esperienza concreta del tempo.

Le considerazioni intellettuali e i calcoli precisi erano riservati a un piccolo numero di chierici. I chierici dipendevano solo dai Tribunali della Chiesa, i loro beni erano protetti e godevano di particolari benefici ecclesiastici.

I cavalieri invece si distinguevano per tre principi fondamentali: dovevano essere fedeli alla parola data, essere generosi e proteggere i bisognosi, obbedire alla Chiesa, difendendo i suoi beni e suoi ministri.

Alla fine del XII secolo, il perfetto cavaliere non era Lancillotto, l’amore per Ginevra sarebbe stato incompatibile con le regole cavalleresche, ma Gawain, il nipote di Re Artù, il cavaliere cortese per eccellenza, rinomato per le sue virtù. Decisamente altri tempi…nel manoscritto dedicato alla storia di Sir Gawain e il Cavaliere Verde, figura il motto dell’Ordine della Giarrettiera, fondato da Edoardo III intorno al 1348 e tuttora esistente: Hony soyt qui mal pence (Vergogna a chi ne pensa male).

Pare che sia stato aggiunto senza l’intervento dell’autore. Da allora moltissime variazioni sul tema.

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