H. P. Lovecraft e la quarta dimensione

Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l’uomo non può vedere. È lo spirito dell’antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. È parente dei signori della giungla, erede dell’Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato.

H.P. Lovecraft, The Cats of Ulthar

Secondo il folklore stanotte si celebra la Walpurgisnacht, la notte di Valpurga, la festa della primavera in Germania e in Europa Centrale. Secondo invece la tradizione esoterica l’evento coincide con il raduno annuale delle streghe che festeggiano a modo loro sul monte Brocken. Goethe lo ricorda anche in una scena del Faust.

Oltreoceano, a Providence, cittadina del New England, c’è stato un grande scrittore visionario che è riuscito a immaginare l’inimmaginabile: H. P. Lovecraft (1890-1937). Considerato il padre della fantascienza americana, anche se a mio avviso è una definizione limitativa per un pioniere della sperimentazione narrativa, capace di mescolare con disinvoltura generi diversi con un approccio totalmente innovativo per l’epoca, onirico e convincente allo stesso tempo.

Il racconto a cui mi riferisco venne scritto nel 1932 e pubblicato l’anno successivo in una raccolta dal nome emblematico, Weird Tales (Racconti Soprannaturali, Strani): The Dreams in the Witch House (I sogni nella casa stregata).

Il protagonista è uno studente di matematica che sta facendo una ricerca sulle realtà parallele. Walter Gilman affitta una stanza in una casa ad Arkham, che si dice sia infestata da uno spirito di una strega del XVII secolo. Ben presto comincerà ad avere strani incubi notturni, seguiti da risvegli sempre più agitati con segni di morsi visibili sul corpo. Nessuno dei suoi compagni di università è in grado di fornire delle spiegazioni plausibili, danno la colpa a una forma di sonnambulismo provocata dal morso di qualche topo che di notte vaga indisturbato per la casa. Gilman invece è sicuro che determinate relazioni geometriche all’interno dell’edificio aprano dei tunnel spazio-temporali verso altri mondi. All’inizio è incuriosito dall’impulso incontrollabile a viaggiare in altre dimensioni nel cuore della notte, affascinato più dall’idea di essere altrove, brancola nel buio, sospeso tra paura e sete di conoscenza. Ogni sera esplora territori sempre più oscuri, un frammento di incubo si aggiunge ad un altro frammento di incubo, finché non incontrerà la strega e il suo servitore e allora la ricerca avrà un esito imprevisto…

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4 pensieri su “H. P. Lovecraft e la quarta dimensione

  1. E’ un autore che mi ha sempre attratto, ma non ho ancora avuto il modo e la giusta dedizione per leggerlo. Osservo spesso (senza poi andare oltre) “La Casa delle Streghe” che è riposto sulla libreria paterna… dovrei azzardarmi eh? 🙂

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