E dirsi ciao

Un compagno allegro è una carrozza in un viaggio a piedi.

Johann Wolfgang Goethe

Questo week end sono andata a Thiene, al festival dei blog letterari. Arrivata alla stazione di Vicenza con un freccia bianca puntualissimo, incomincia la ricerca del binario che dovrebbe portarmi a destinazione. Scopro subito che a Vicenza ci sono due binari 1, un binario 1 regular e un binario 1 giardini, non si capisce il motivo della doppia opzione ma il binario giardini è quello giusto, seguo una fila di persone e mi trovo davanti a un trenino con la scritta TRENO PRONTO, fermo da circa un quarto d’ora, nessuno ha il coraggio di salire; dopo aver chiesto ad almeno tre persone la stessa domanda, “ma è questo il treno che porta a Thiene?”, alla terza conferma, anche se ancora diffidente, salgo, giusto un minuto prima della partenza, un po’ a disagio. Stranamente c’è l’aria condizionata a palla, un vecchio rimbambito racconta a dei turisti di quando faceva il militare a Vicenza, ma nessuno l’ascolta. Una voce metallica annuncia di volta in volta i nomi delle fermate, posti che non ho mai visitato e che suonano come delle località remote di qualche paese straniero. Dopo mezz’ora circa, scendo all’agognata stazione: un unico binario con tre panchine, disabitato, biglietteria chiusa, un bagno pubblico unisex che ha la porta che nemmeno si chiude – un classico – una macchinetta per farsi le foto-tessera, e una sala d’aspetto che ti respinge da subito, un non-luogo inospitale di una tristezza disarmante. Fortunatamente c’è una macchinetta self-service per prendersi qualcosa da bere. Mentre sto per uscire, mi ferma una ragazza, è disperata, non sa utilizzare la biglietteria automatica, mi chiede di aiutarla, non vuole partire da Thiene, ma da Vicenza, il problema è farglielo capire al robot della macchina, dopo un paio di tentativi a vuoto, riesco a farle il biglietto.

“Sei un genio!”, mi dice, salutandomi con aria soddisfatta.

Io sorrido sorniona, esco per un giro di perlustrazione, alla mia destra richiama la mia attenzione la trattoria “Al vigliacco”, già il nome non ti invita a entrare. È mezzogiorno circa, per strada non c’è nessuno, un sole che spacca le pietre, tutti probabilmente rintanati al fresco delle loro case. Guardo la micro mappa che ho nella moleskine, la rimetto apposto, meglio perdersi.

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4 pensieri su “E dirsi ciao

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