Venezia #8: San Marco notturno

Grazie a una traduzione di qualche anno fa ho scoperto che i quattro cavalli in bronzo dorato sulla facciata della Basilica di San Marco furono un dono fatto a Nerone da Tiridate I, re di Armenia e che poi per varie vicissitudini approdarono qui a Venezia. Per strane associazioni della mente è inevitabile che ogni volta che attraverso Piazza San Marco pensi ai mercanti armeni che lungo Ruga Giuffa commerciavano in pietre preziose, vedo i cavalli e li collego a mucchi di monete d’oro e diamanti che non ho, mentre l’orchestrina del caffè Florian intona melodie rétro a una manciata … Continua a leggere Venezia #8: San Marco notturno

Vademecum? Anche no!

…”E ti conviene sperare che non accada niente a me. Perché se muoio io…muori pure tu.” Annie Wilkes in Misery non deve morire Marzullo, ormai è risaputo, ha creato dei mostri: domande a cui è impossibile rispondere in modo intelligente. Anni fa, il Corriere della Sera aveva stilato una classifica di alcune risposte, la mia preferita rimane quella di Glenn Ford, che alla fatidica domanda a cui era impossibile sottrarsi: “Cos’è la notte per lei?”, rispose: “È la prima volta che me lo chiedono.” Insuperabile, inutile fingere un entusiasmo che non si ha, stroncandolo fin dall’inizio. Ora invece imperversano i consigli … Continua a leggere Vademecum? Anche no!

Venezia #7: Sant’Erasmo

I te ciava to mama e to popà No i fa mia posta, ma i te ciava Luigi Meneghello che traduce in veneto Philip Larkin[1]     Si arriva all’isola verde di solito per andare a mangiare fuori con la scusa di fare una gita fuori porta, e bisogna proprio volerlo, i vaporetti non passano frequentemente, ma nelle giornate di primavera, riscaldate da un sole tiepido, il viaggio in laguna è piacevole. Certo se si pensa al martirio di Sant’Erasmo ritratto in un celebre quadro di Nicolas Poussin, in cui due soldati romani gli strappano gli intestini, banchettare sembra quasi … Continua a leggere Venezia #7: Sant’Erasmo

Pizzini

La fantascienza non è scritta per gli scienziati più di quanto le storie di fantasmi siano scritte per i fantasmi. Brian Aldiss Da un po’ di tempo fluttuano pizzini ovunque mi giri: post risentiti dall’amante tradita all’amico sposato che la tradisce con una new entry, mentre la moglie ignara è schiacciata da una vita di doveri – un classico che di solito viene camuffato come racconto – lettere di rimprovero a fantasmi della rete, coppie che si nascondono dietro avatar che sono frammenti di un unico puzzle, che si inseguono in commenti ammiccanti, attizzati da una complicità apparentemente segreta, che secondo loro non … Continua a leggere Pizzini

Venezia #6: San Polo

Mio blu – dice – Mio blu. Lo sono. E anche più del cielo. Ovunque tu sia Io ti circondo.   Yannis Ritsos     Una volta scesa dall’autobus a Piazzale Roma, procedo spedita verso i Frari, con una furia sospetta, come se avessi un affare urgente da sbrigare, invece voglio solo distanziarmi dagli studenti in gita scolastica, qualche gomitata arriva comunque, hanno sempre degli zaini troppo ingombranti, poi taglio per calle Morosin, mi infilo nella pancia di una strettoia scorciatoia che sbuca vicino all’ultimo ponte che porta a campo San Polo, controllo se esiste ancora il negozio che ha … Continua a leggere Venezia #6: San Polo

Il cuore affamato di Ulisse

Ardano attraverso la notte, lungamente le stelle lucentissime. Ibico Non avevo ancora tradotto l’Ulisse (1833) di Alfred Tennyson (1809-1892), poeta laureato di epoca vittoriana, celebratissimo, scoraggiata in parte dalla versione aulica di Giovanni Pascoli[1], poi quando l’ho riletta in inglese, mi ha emozionato di nuovo, una visione diversa che si concentra sulla psicologia del personaggio: un cuore libero che non vuole cedere alla ragionevolezza della vecchiaia per continuare a esplorare nuovi mondi di sé. Telemaco invece è legato al suo ruolo, mantenere l’ordine in assenza del padre, una figura indispensabile perché l’avventura possa prendere vita. Il tema del viaggio mi ha … Continua a leggere Il cuore affamato di Ulisse

Venezia #5: Castello

Il tempo non è moneta, ma è quasi tutto il resto.   Ezra Pound   Dopo una lunga camminata verso via Garibaldi, mi siedo per una meritata pausa, il bar sembra più una trattoria, mi serve una cameriera cinese, caffè ottimo, guardo lo scontrino e il nome fa tenerezza: cin-cin. E cin cin sia, seppure con un’acqua minerale e un caffè. La Biennale è finita da un pezzo, un luogo che prende vita solo pochi mesi all’anno, e poi rimane silente, padiglioni abbandonati in mezzo a giardini incolti, architetture fantasma. La strada è un via vai di veneziani con le … Continua a leggere Venezia #5: Castello

I draghi locopei – l’originale ;-)

Erotosonetto, Edoardo Sanguineti Se sa sedurti soltanto un sonetto, Archetipo d’amaro amore assente, Nasconderò nei tuoi nomi il mio niente, Golfo mio, mia girandola, mio ghetto: Umiliato unicorno, unico e urgente, Inciderò in te impronte, intimo insetto, Nodo dei nodi, nudo nervosetto, Enfasi estrema, epigramma emergente: Tenera in tutto, torre di tormenti, Infarcito mio infarto, idolo, inferno, Apriti a me, tu, aurora di aghi ardenti: Muta medusa, muscolo materno, Ascoltami, arida aspide, e acconsenti: Tremo con te, tremendo, tardo terno. Ho ripreso in mano un mio vecchio Dizionario dei Giochi con le parole [1], devo ammettere che gli esempi sarebbero da … Continua a leggere I draghi locopei – l’originale 😉