Venezia #9: Venezia riflessa

Cammino lungo il canale animato da case galleggianti, sono a Little Venice, la piccola Venezia, un quartiere di Londra a pochi passi da Maida Vale, zona residenziale nella West End immortalata al cinema dal grande Hitchcock in Dial M for Murder, tradotto in italiano con un titolo diverso, Il Delitto perfetto, perdendo totalmente il riferimento ormai storico al telefono con le lettere e l’evidente gioco di parole. I Charrington gardens citati nel film non esistono in realtà, ma se si seguono alla lettera le indicazioni date per raggiungere la casa in cui viene aggredita Mrs Margot Mary Wendice, interpretata da Grace Kelly, si dice che una volta usciti dalla stazione della metropolitana bisogna girare a sinistra, un probabile riferimento a Warrington Crescent, eleganti architetture disposte a mezzaluna, poco distanti dalla fermata della Bakerloo Line, linea che porta direttamente a casa di Sherlock Holmes.

La Little Venice londinese non ha nulla a che vedere con Venezia, se non per un piccolo canale navigabile che offre un percorso alternativo fino a Camden Lock. Passando per Warwick Avenue si arriva a uno spiazzo a ferro di cavallo circondato da edifici vittoriani con le immancabili colonne bianche davanti all’ingresso, attraccate in file ordinate una serie di abitazioni-barche piene di fiori, segno che nemmeno a bordo si rinuncia all’idea di un giardino.

Poco più in là proprio sul ponte c’è un bar caffè con terrazza con vista sull’acqua, l’apoteosi del pittoresco, un’idea di Venezia rivisitata secondo parametri neoclassici ottocenteschi, con una luce nordica. Cerco un posto a sedere, una breve occhiata ai piatti del giorno e scuoto la testa, c’è sempre questa tendenza a rendere la creatività all’italiana mescolando ingredienti alla rinfusa, un’interpretazione di quello che dovrebbe essere un richiamo al mediterraneo totalmente straniante, la nostalgia di un gianduiotto da Nico alla Zattere è immediata.

Mentre fisso scorci naturali che ricordano quadri preraffaelliti, dove persino gli arbusti secchi hanno una loro grazia, la mente corre veloce verso calle del vento, un corridoio buio e gelido che attraverso a passo spedito per andare incontro all’aria frizzante di San Basilio.

Ho letto moltissimi libri prendendo il sole alle Zattere, quasi un controsenso con uno scenario che potresti guardare per ore senza stancarti mai, sulla panchina, vicino a me, l’immancabile coppia di amiche ben truccate, con messe in piega impeccabili, e mani ingioiellate curatissime che parlano dei fatti loro in totale libertà. Alla fine finisco sempre per farmi distrarre dai passanti, un ragazzo con una tshirt heavy metal con teschio che insegue un cane ringhioso con il collare borchiato che però si chiama Chicco, in compagnia di un’amica giapponese con delle ballerine rosse fluorescenti. Quando si avvicina un tipo con gli occhiali sulla fronte, infilo il libro in borsa, e proseguo la passeggiata lungo la fondamenta, in mente ancora la luce improvvisa di Dante Gabriel Rossetti.

 

Sono già stato qui,

Non so dire come o quando:

Conosco l’erba oltre la porta,

L’odore dolce intenso,

Il suono gemente, le luci sulla riva.

 

Sei stata mia prima,

Quanto tempo prima non so:

Ma appena si librò in volo quella rondine

Girasti il collo in questo modo,

Cadde un velo, e conobbi tutto di te.

 

Tutto questo è già stato così?

E così il volo vorticoso del tempo

Non ci restituirà ancora il nostro amore con le nostre vite

A dispetto della morte,

E il giorno e la notte ci concederanno ancora una volta un piacere?

 

 

 

 

 

 

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