Le interviste possibili: IV. Wanda Romano

Il quarto appuntamento dedicato alle interviste possibili ha come protagonista Wanda Romano, diplomata in scenografia all’Accademia di Brera, insegnante di materie artistiche, ha vissuto e lavorato per un lungo periodo a Madrid, scultrice, crea collezioni di gioie con un materiale insolito, il PET, la plastica riciclata, e risultati sorprendenti, sfumature di colori luminosi e cangianti, e una leggerezza e duttilità delicata. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali all’estero e in Italia, memorabile la sua installazione con 54 pezzi unici al Museo Plart di Napoli.

Prima di tutto, benvenuta nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? Una menta, un aperitivo, un prosecco fresco…a te la scelta…

Felice di stare qui stasera, una menta è perfetta, ha un sapore antico.

Anch’io molto…vero, bene, ci beviamo due mente. La prima domanda che ti faccio giusto per rompere il ghiaccio, nella catalogazione classica delle Muse – Clio, Euterpe, Melpomene, Talia, Tersicore, Calliope, Polimnia, Erato, Urania – hai una musa preferita?

Tra le muse scelgo Urania, mi sento poco terrestre ho sempre la sensazione di appartenere ad un altro pianeta, ora più che mai, capisco poco gli umani, mi piace pensare che esistano altri mondi possibili, dove armonia e bellezza non sono contrastate come avviene sulla terra.

Tempi duri in effetti…però nominando Urania mi hai messo immediatamente di buon umore, mi hai fatto venire in mente la bellissima collana di fantascienza, con quelle copertine colorate che si aprono verso altri mondi… Come è iniziata la tua ricerca sugli anelli e oggetti scultura da indossare?

Sono sempre stata attratta dai materiali, sperimentare nuovi materiali, usarli in modo non convenzionale, la realizzazione di micro-sculture mi ha indirizzata alla realizzazione di gioielli, in quanto indossabili. Il corpo, uno “spazio privilegiato” per esporre le proprie opere. La scelta del PET (polietilene tereftelato) tipo di plastica di facile reperibilità, visto che ne siamo invasi – per intenderci sono fatte di PET tutti i contenitori di liquidi alimentari –  materiale, apparentemente povero, ma se sapientemente lavorato, può dare risultati sorprendenti. Vediamo le caratteristiche principali: leggerezza e plasticità, la leggerezza è reale, non solo visiva (data dalle trasparenze) ed è in contrasto con i materiali solitamente usati nella gioielleria, che sono pesantissimi metalli, pietre, ecc…la plasticità mi permette di creare forme dettagliatissime così come si trovano in natura, fonte di grande ispirazione micro-organismi, meduse, fiori, foglie, coralli ecc..La ricerca dell’armonia delle forma ci riporta a Urania e alle geometrie. Calibrare forme e colore, per peso visivo, fino al raggiungimento dell’equilibrio. Altra fonte di ispirazione sono i fratelli Blaschka, due maestri vetrai fine ‘800, straordinari artisti sconosciuti ai più. Realizzarono una quantità di opere in vetro per musei botanici a scopo scientifico, ma di sicuro valore artistico. Lalique, altro straordinario artista, che ha fatto del gioiello, sculture sublimi per forme e colori, impressionante la collezione di opere nel museo Gulbenkian di Lisbona.

Interessante il concetto del peso visivo, fondamentale come hai sottolineato per ottenere un equilibrio armonico…ora che hai nominato il museo Gulbenkian di Lisbona mi sento in colpa per non averlo visitato anni fa, motivo in più per ritornarci… Guardando le tue collezioni si nota che sei un’acuta osservatrice, gli anelli sono impreziositi da dettagli rivelatori, riprodotti con un’accuratezza commovente, mi vengono subito in mente i pistilli negli anelli-fiore, in abbinamenti cromatici giocati su contrasti sempre bene calibrati. Quanto tempo dedichi alla ricerca e alla sperimentazione? Che approccio hai?

Il tempo di realizzazione delle opere è molto vario, vi è molto di imponderabile, inizio con una idea, ma può stravolgersi nel percorso, i tempi di esecuzione variano da ore a settimane, dipende da molti fattori, la tecnica, a fiamma diretta, ricorda un po’ la tecnica del vetro, ma un errore alla fine può distruggere tutto. Per ogni pezzo finito, ve ne sono molti distrutti.

Ancora più brava allora, vedendo i risultati.

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Guillaume Apollinaire sosteneva che la geometria è per le arti plastiche ciò che la grammatica è per l’arte dello scrittore, sei d’accordo? Che rapporto hai con la tradizione?

Concordo con Apollinaire, senza geometria non vi è equilibrio. La tradizione è fonte di conoscenza, sono attratta dalle tradizioni popolari, penso a certi tesori che si trovano nei musei etnografici…

Sì hai ragione, ho passato giornate intere al British Museum di Londra, anche al Victoria&Albert Museum, ipnotizzata dai vestiti dei Samurai, viaggi a ritroso nel tempo, fughe assolutamente necessarie… Quale video hai scelto per noi e perché?

Il brano ”Perfect Day” di Lou Reed – lo trovo stupendo.

E allora ce lo ascoltiamo molto volentieri, grazie Wanda, e complimenti ancora per le tue opere, preziose e rare.

  

Per chi volesse visitare il blog di Wanda Romano, ecco il link: http://wandaromanodesign.blogspot.it

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Il prossimo appuntamento con le interviste possibili è il 17 luglio, STAY TUNED…

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8 pensieri su “Le interviste possibili: IV. Wanda Romano

  1. Le creazioni di Wanda Romano le ho conosciute qualche tempo fa (orami è da un po’ di anni che ci occupiamo anche del design di gioielleria: http://preziosamagazine.com/e-i-rifiuti-diventano-gioielli/) e devo dire che colpiscono per quella loro spontanea (per quanto meditata) naturalezza. Il design contemporaneo orami crea delle commistioni col mondo che ci circonda, dall’uso dei materiali riciclati all’assimilazione di forme naturali. Io trovo che ci sia una bella freschezza in questa ricerca, anche perché pone inevitabilmente in discussione il concetto di indossabilità per non parlare poi di quello di “gioiello”. Oggi (vuoi per motivi economici, vuoi per motivi di gusto) è cambiato completamente il concetto di gioiello (che resta tale nei brand di lusso) che muta attraverso la moda e rielaborazione nel concetto di bijoux che con le sue nuove forme ha quasi del tutto soppiantato nelle vetrine dei gioiellieri i prodotti classici. Ovviamente, quello che fa la differenza in una giungla disseminata di “cose” che a vario titolo si propongono come gioielli/bijoux è proprio l’essenza del design e della ricerca, entrambe alla base delle creazioni della tua ospite!

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    • Grazie Lois, ero curiosa di leggere una tua opinione, visto che Wanda aveva esposto anche a Napoli, ed è un’artista conosciuta…non sapevo che avessi un giornale, lo seguirò…sì, per me più che gioielli, nel senso classico del termine, sono micro-sculture, opere d’arte da indossare…particolarmente apprezzato che mi scrivessi, sapendo che sei in vacanza nella bella Parigi.

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      • Grazie a te! sono appena rientrato per questo ti ho risposto solo ora! A Parigi ero a metà e metà, per lavoro a vedere il Salone internazionale del Bijoux!!! (Bijohrca) e poi per passeggiare in quelle strade in cui mi piace perdermi! 🙂

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  2. Ah…grande!
    complimenti davvero, mi piacciono molto queste creazioni ,e l’uso del pet come materiale oltrettutto riciclabile…..mi entusiasma non poco.
    I risultato mi sembra molto soddisfacente e come già detto l’impatto visivo è proprio quello della leggerezza e trasparenza….
    Il disigner è originale. Carla te lo dico sinceramente: io le indosserei molto, ma molto…volentieri. Soprattuto il colier – collezione privata….
    E’ veramente un bel gioiello!

    Grazie Carla !
    un abbraccio
    .marta

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