Le interviste possibili: V. Gianpaolo Arena

Il quinto protagonista delle nostre interviste possibili è Gianpaolo Arena, architetto, fotografo, ideatore di uno dei progetti più innovativi legati al paesaggio, Landscape Stories, che è molto di più di un website legato al tema della fotografia ma un organismo interattivo in continua evoluzione, che diventa rivista, archivio fotografico, fonte ispiratrice con consigli di lettura, crocevia di idee, luogo di incontro e di formazione, per chi si interessa di fotografia e non solo, attivo in ambito internazionale con scorci sempre stimolanti su altre realtà, altri mondi.

Prima di tutto, benvenuto nel mio salotto virtuale, cosa ti offro? Il caldo è innegabile…una menta, che poi tanto dissetante non è, ma dà subito l’idea dell’estate, acqua fresca, o ti stordisco con un gin tonic, a te la scelta…

Un Pastis 51 potrebbe essere la scelta giusta…

Scelta raffinata…e Pastis 51 sia.

La prima domanda che ti faccio è proprio legata alla metodologia del tuo approccio, è indubbia l’influenza dell’architettura, questo procedere per moduli narrativi che si rincorrono, lasciano tracce, diventano citazioni, come organizzi la tua ricerca?

Il magazine Landscape Stories è nato dall’idea di tre amici che volevano proporre e condividere temi e approfondimenti sulla fotografia con un approccio nuovo, aperto e interdisciplinare. Con Claudio Bettio e Andrea Gaio abbiamo deciso di presentare una serie di proposte tematiche che potessero coinvolgere oltre alla fotografia anche la letteratura, l’arte, la musica, il cinema, l’architettura seguendo unicamente le nostre passioni e le nostre preferenze elettive ed editoriali.

Un saggio di sociologia urbanistica o un trattato sono utili per acquisire dati o conoscenza sulla città allo stesso modo dell’ascolto di Weekend (1930) di Walter Rutmann, di un film di Francesco Rosi, Michelangelo Antonioni o Fernando Di Leo. La citazione e la traccia sono fili rossi utili al viaggio. Il divertimento e il gioco sono parti importanti del percorso narrativo.

Direi fondamentali.

Il paesaggio è veramente un tema vastissimo, tornano subito in mente le incursioni di Walt Whitman nelle praterie americane, quel “vast something” che contiene contraddizioni e moltitudini, che riflette anche paesaggi emotivi, interiori, stati d’animo…cosa ti interessa raccontare?

Nell’ultimo numero pubblicato, LS 12 | River, abbiamo presentato i testi letterari di McCarthy, Faulkner, Conrad… tra gli altri mi vengono in mente anche William Least Heat-Moon, Marilynne Robinson. Whitman è un ottimo cantore di quell’essenza ‘wildnerness’ legata al sogno americano e all’idea di frontiera che ritroviamo nel lavoro dei fotografi che tanto amiamo: Timothy O’Sullivan, Carleton E. Watkins, Robert Adams, Stephen Shore, Jeff Brouws (LS 06 | Cars), Peter Brown (Interviste). Il tema è centrale anche nelle biografie di musicisti che hanno abbracciato la clandestinità, il vagabondaggio e la vita da hobo come Harry Partch, Moondog o John Fahey. Il paesaggio può essere fisico, mentale, psicologico. Ci affascina l’idea di raccontarlo attraverso interpretazioni concettuali e stilistiche diverse.

Attraversamenti comunque legati a profonde trasformazioni in atto, Strade Blu dell’indiano William Least Heath-Moon che tu hai citato tra gli autori trattati è un libro straordinario proprio perché vive grazie al paesaggio americano, come recita il canto Navajo nella chiosa finale: Poi gli dissero: tutto quello che hai visto ricordalo, perché tutto quello che dimentichi ritorna a volare nel vento.

In molti casi evoluzioni pagate a duro prezzo, penso a Moondog, compositore originalissimo, vestito da Vichingo nelle strade di New York…spesso destini comuni a chi è chiamato a nuove visioni. 

Ultimamente hai fatto un lungo viaggio in Vietnam che hai documentato in un dettagliato reportage, che sarà presentato anche in una mostra personale a Treviso, qualche foto ho avuto il piacere di vederla nei tuoi post su facebook, ed erano davvero dei ritratti al paesaggio giocati su un rapporto bene equilibrato tra assenze/presenze, quasi sottrazioni incisive, dove emerge ciò che non viene inquadrato o rappresentato. Secondo lo scrittore Giorgio Manganelli, “ogni viaggio inizia con un vagheggiamento e finisce con un invece”, ti ci ritrovi?

Si, mi ci ritrovo. My Vietnam è il titolo della mostra presentata all’interno del festival di fotografia moderna e contemporanea F4_un’idea di fotografia, a cura di Carlo Sala per Fondazione Fabbri. Il titolo nasce da uno scarto anche linguistico… Quante volte nel linguaggio parlato si usa la frase “il mio Vietnam” in riferimento ad un evento tragico. Cfr., a questo proposito i titoli della stampa italiana sono incalzanti “la crisi è il nostro Vietnam”. Vivida è anche la memoria legata ai drammi della guerra rappresentati al cinema, da Coppola a Kubrick. Il mio Vietnam è stato molto diverso, un viaggio attraverso tutto il paese dai forti connotati personali, oltre gli stereotipi. Ho trovato un paese aperto ed accogliente. La differenza tra quel poco che sapevo prima e tutto ciò che ho percepito, vissuto e che mi ha emozionato in seguito, ha formato il corpo principale del mio lavoro fotografico. Tra approccio documentario, diario di viaggio e descrizione narrativa. Con la precisa consapevolezza che quello che ho lasciato è stato molto più di quello che sono riuscito a raccontare.

Chissà magari emergerà altro più avanti…nel frattempo andiamo a vedere la tua mostra.

©Gianpaolo Arena, Ho Chi Minh, Vietnam 2013

©Gianpaolo Arena, Ho Chi Minh, Vietnam 2013

A quali progetti stai lavorando, quali saranno le prossime iniziative di Landscape Stories?

L’organizzazione dei workshop di fotografia, insieme a Giorgia Sarra, sono una realtà importante per il confronto e il dibattito sulla fotografia e lo saranno ancora di più in futuro. Dopo quelli a Venezia con Massimo Siragusa, Bruno Ceschel, Raimond Wouda e Valerio Spada stiamo ora curando quello sulle Dolomiti con Francesco Jodice. Luoghi di eccellenza dove essere circondati dalla bellezza e dal Sublime.

Francesco Jodice

(info)

A dicembre nuovamente a Venezia insieme a Tre Terzi, un approfondimento sull’editoria indipendente e autoprodotta del libro fotografico. Nuove interviste saranno pubblicate a breve con i protagonisti della fotografia internazionale. Una nuova rubrica dedicata alla musica contemporanea, a cura del musicista Enrico Malatesta, vedrà presto la luce e sarà un valido strumento di indagine sulle possibilità che intercorrono tra suono, spazio, intervento e gesto. La pubblicazione a settembre di un numero speciale dedicato al Vietnam mi coinvolge emotivamente in prima persona. Collaborazioni internazionali ci porteranno nuovamente ad abbracciare le storie di paesi e terre lontane e ad approfondire quanto avviene nel mondo.

Bene, fa piacere vedere nascere così tante iniziative.

Che pezzo hai scelto per noi e perché?

Mmmmm troppo difficile rispondere una cosa sola… Trasgredisco e provo con quello che al momento ascolto più frequentemente: Arthur Russell, Slits, Ryoji Ikeda, Los Angeles Free Music Society, Don Cherry, Glenn Gould, Nmperign, Blind Lemon Jefferson, Disco Inferno, Robert Ashley, Neu, la serie Ethiopiques, Fela Kuti, Ariel Pink, Lightning Bolt, Primal Scream, Wire, Robert Hood, Karen Dalton… Tra le visioni consigliate: i film di Bela Tarr e i documentari marini di Jean Painlevé. Tra le cose da non perdere alla biennale di Venezia: The Enclave di Richard Mosse, Trevor Tweeten e Ben Frost…

Forse ho trovato qualcosa che possa idealmente racchiudere suono e immagine:

Jean-Luc Godard – Histoire(s) du cinéma il box della Ecm

 

Perfetto e allora ci salutiamo con Godard, grazie Gianpaolo, è stato un grande piacere.

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Il prossimo appuntamento con le interviste possibili sarà a Settembre, nel frattempo buona estate a tutti!

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11 pensieri su “Le interviste possibili: V. Gianpaolo Arena

    • Bene, buona giornata anche a te 🙂

      P.S. magari andassi in vacanza, mando il blog in vacanza, perché è tre anni che non salto un post settimanale, mi prendo solo una pausa momentanea dalla scrittura per maturare nuovi progetti e nuove idee…

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  1. che bello che sta diventando questo appuntamento. Ormai l’approfondimento nel mondo variegato delle arti si diffonde a livelli elevati. Molto bello l’impegno del tuo ospite (già mi è simpatico alla scelta del pastis!). Ho visto il sito e trovo che sia veramente molto bello. È una bella realtà che mette insieme proprio quell’idea di “viaggio” all’interno del quale poter ampliare i propri orizzonti per espandere la conoscenza e partire anche senza mai muoversi di casa. Bellissima la fotografia associata alla scoperta. “Dalla purezza delle sorgenti al lento fluire della foce. Dopo un lungo viaggio il fiume si allarga fino a perdersi nell’immensità del mare. Lì dove sembra morire, inizia una nuova vita. […] Dalla nascita alla morte. In mezzo scorre il fiume.” Questa citazione dall’editoriale di LandscapeStories è la chiusa del percorso che ha tracciato il tuo ospite. È bello vedere che ci siano persone che ancora credono nel potere dell’arte e soprattutto nel suo valore di conoscenza e divulgazione, soprattutto in tempi bui come quelli in cui viviamo. C’è qualcuno in grado di mostrarci ancora il valore dei propri sogni e delle proprie scelte in una condivisione costruttiva e propositiva verso il presente.
    Attenderò impaziente le nuove interviste 🙂

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