Parole al vento

Forse Marcella Bella sarà lusingata o forse no, ma la protagonista di uno dei racconti che compongono il Don Chisciotte si chiama proprio così, una pastora che ha spezzato il cuore di un tal Grisostomo, amore ovviamente non corrisposto. Cervantes genialmente fa esporre ai pastori una versione dei fatti così confusa e piena di strafalcioni da invocare l’intervento di Marcella stessa che si autoassolve con una logica rigorosa:

“Chi mi chiama belva e basilisco, mi lasci stare come cosa cattiva e pericolosa; chi mi chiama ingrata, non mi offra i suoi servigi; chi mi chiama sconoscente, non cerchi di conoscermi; chi mi dice crudele, non mi segua.” [1]

Marcella vuole vivere nei boschi per i fatti suoi, e non ne vuole sapere di essere corteggiata: “I miei desideri non vanno oltre queste montagne, e se ne escono, escono per contemplare la bellezza del cielo. Sono i passi con cui l’anima s’avvia verso la sua prima dimora.”[2]

Una volta appreso dalle sue stesse parole di non avere mai illuso Grisostomo, e di non averlo mai amato, Don Chisciotte, folgorato dalla sua avvenenza, ne rimane conquistato, lanciandosi in una sua difesa incondizionata. Marcella Bella ha il diritto di essere lasciata in pace.

Gli altri pastori, sempre più perplessi, fingono di avere ascoltato il suo consiglio, fanno finta di metterci una pietra sopra, in senso reale e figurato, seppelliscono in tutta fretta il pastore morto di crepacuore, e come lapide sulla sua tomba scrivono:

“Qui giace la fredda e misera spoglia di un pastore innamorato, condotto dalla sua passione, a un disperato passo. Morì per la durezza di una bella ritrosa ed ingrata, con la quale la tirannia d’Amore estende i suoi confini.” [3]Dopo di che, come se niente fosse, gli fanno: “Viene a Siviglia?” – luogo apparentemente pieno di avventure degne di essere vissute. E Don Chisciotte, serio e convinto, risponde che ha in mente di ripulire le montagne dai briganti, mentre in realtà continua a pensare a Marcella Bella. In fondo la pastora non aveva detto che non voleva i servigi di Don Chisciotte, e quindi perché non provarci lui?

Un caso perfettamente riuscito di incomunicabilità acuta.


[1] Don Chisciotte, I, p. 122, edizione I Meridiani, Mondadori, 2001, traduzione di Ferdinando Carlesi.

[2] Ibidem, p. 123.

[3] Ibidem, p. 124.

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