Aria fritta

Non ho mai potuto vedere quelli che ridicolizzano la cultura, fanno il verso a Ezra Pound e poi recitano con voci stridule testi che nemmeno capiscono, se avessero un minimo di auto-critica si fermerebbero in tempo, che colpo di teatro, eh? Puntualmente ci sono quelli che ti ripetono a ogni post, che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, tutti, tranne loro, si comprano pure il sito, non sia mai che qualcuno gli copi qualche idea…Va bene così, volemose bene, il mondo è vario, non ci sono più le mezze stagioni, il governo è ladro, è tutto un magna magna, giusto per inondarci con una dose quotidiana di luoghi comuni, … Continua a leggere Aria fritta

Zeugma: una fuga necessaria

Al Gianca Nata vota, ebbene sì è arrivata l’ora di un’altra figura retorica, lo zeugma, non è la marca di marmellate che ci rifilavano tra i viveri dei piloti delle Frecce Tricolori, la dolcissima Zuegg, insieme a barre di cioccolato fondente amaro in un modo pazzesco, una sfida alla grammatica, un giogo che lega. “Parlar e lagrimar vedrai insieme”, dove? Nell’inferno di Dante ma non solo, in altre parole, un unico verbo per due idee, azioni, concetti, che invece avrebbero bisogno di due verbi. Un esempio classico, A Silvia di Leopardi, quando il topo di biblioteca si lascia andare ai … Continua a leggere Zeugma: una fuga necessaria

L’ambivalenza del dono

Contrariamente a quanto sosteneva il maestro nonché patrono dei traduttori, San Girolamo, autore delle due frasi più citate in circolazione, “a caval donato non si guarda in bocca”, e una mia preferita, “chi si giustifica si auto-accusa”, al cavallo i denti vanno guardati. Non solo per il significato della parola “gift” che nelle lingue germaniche, voleva dire sia “dono” che “dose di veleno”, ma per tutto quello che ruota intorno a quel gesto, all’atto di donare qualcosa agli altri.  Simpatico cadeau per chi? Sappiamo che fine ha fatto il cavallo di Troia. Tutti abbiamo preso qualche bidone, oggetti che vengono … Continua a leggere L’ambivalenza del dono

Una lezione inaspettata

In un’epoca di contraddizioni come questa dove tutti si rincorrono dietro ai loro i-phone, e una lettera con un timbro da Roma ci impiega tre mesi per planare da una scrivania all’altra, e la burocrazia si muove come un pachiderma indolente con scaltraggine millenaria, mentre qualcuno ti regala ancora un rametto di mimose – ormai una rarità – e un altro ti prende a mazzate perché gli va così, e ci sono sempre i vicini indifferenti tra grida allucinanti che fingono di non sapere nulla, che per levarsi da possibili guai dicono sempre che si trattava di persone per bene, … Continua a leggere Una lezione inaspettata

Iperboli

Ultimamente ho notato che uso i superlativi con una certa frequenza, ora di natura sono un’entusiasta, però rileggendomi i moltissimi erano davvero troppi, insieme ai grandissimi. Tutti grandissimi o quasi, da risultare stucchevoli come i cuoricini su facebook, che una volta erano di dimensioni discrete e avevano una loro grazia, adesso sono dei cuori giganti rossi che non ho mai disegnato nemmeno all’asilo. Esagerazioni, iperboli che suonano subito sopra le righe, come l’esempio sul dizionario, che cita giusto per rendere meglio l’idea una frase del Boiardo: “né avorio né alabastro può eguagliare il tuo splendore e lucido colore.” Nella vita … Continua a leggere Iperboli