Aria fritta

Non ho mai potuto vedere quelli che ridicolizzano la cultura, fanno il verso a Ezra Pound e poi recitano con voci stridule testi che nemmeno capiscono, se avessero un minimo di auto-critica si fermerebbero in tempo, che colpo di teatro, eh?

Puntualmente ci sono quelli che ti ripetono a ogni post, che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, tutti, tranne loro, si comprano pure il sito, non sia mai che qualcuno gli copi qualche idea…Va bene così, volemose bene, il mondo è vario, non ci sono più le mezze stagioni, il governo è ladro, è tutto un magna magna, giusto per inondarci con una dose quotidiana di luoghi comuni, e frasi fatte che occupano spazi vuoti da riempire a ogni costo. Inevitabilmente incontri frotte di misogini, ti sbavano dietro ma se non ci stai, automaticamente diventi una merda, incapace di scrivere e aprire bocca, un’inetta. E se proprio ti impegni e credi in quello che fai, hai pure la stalker di turno, una tipa che nemmeno conosci, che ti tratta da fossile, mentre lei sì che è un’esperta di tecnologia, e intanto sta tutto il giorno a ripetere quello che dici – evidentemente non ha altro di cui occuparsi – se non ridire male quanto detto meglio da altri e spacciarlo per suo.

Poi senti un racconto come questo, e ti sembra del tutto plausibile incontrare un vichingo a Buenos Aires alle 2 di notte, e tutto ha un altro senso 🙂

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Buenos Aires, 2am, Rob Hindle

I had a friend who told this story. He’d been to a party and caught the milk train home. In the twelve minutes between stations, he’d fallen asleep, waking only at the sound of seagulls and the smell of docks. With an hour until the first train back, he’d wandered along the harbour to a cafe, where he sat with a mug of tea, surrounded by grinning dockers, listening to their low Viking voices. On the train, he watched people getting on at each station with their suits and phones, and thought how landlocked life could be.

I don’t know how true it was, but it was a good story – good enough to explain why, suddenly, he packed his job in and went travelling. I got postcards from the usual places – Changmei, Uluru, Macchu Picchu – and short messages on the back: “This is real life”; “I’m in love”.

Then nothing. A last message from Buenos Aires: “It is 2 am and I am going out to drink cheap wine and dance the tango with beautiful women.” Nothing more. It’s been four years, four and a half.

And it’s me who has moved to live by the sea. We don’t have the big ships, just the few boats going out before dawn, coming back before lunch. We buy fish from the same man each week. Last night we had fish. It was warm and we sat out on the balcony late into the night. There was a party down by the landing, and bursts of music came up over the roofs. I thought of my friend, tried to picture him dancing the tango deep in the night; but this is a northern coast, a Viking coast, and the noise that drifted up was Viking music, table-thumping music. No romance.

 

 

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