A una certa isola

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Come invocarti, gentile Inghilterra?

È evidente che non devo usare

la pompa e lo strepito dell’ode

estranea al tuo pudore.

Non parlerò dei tuoi mari, che sono il Mare,

né dell’imperio che ti impose, isola intima,

la sfida degli altri.

Elencherò a voce bassa alcuni simboli:

Alice, che fu un sogno del Re Rosso,

che fu un sogno di Carroll, oggi un sogno,

il sapore del tè e dei dolci,

un labirinto nel giardino,

una meridiana,

un uomo che spasima (ma a nessuno dice che spasima)

l’Oriente e le solitudini glaciali

che Coleridge non vide

ma cifrò con parole precise,

il rumore della pioggia, che non muta,

la neve sulla guancia,

l’ombra della statua di Samuel Johnson,

la eco di un liuto che perdura

sebbene ormai nessuno possa udirlo,

il cristallo di uno specchio che ha riflesso

lo sguardo cieco di Milton,

la costante veglia di una bussola,

il Libro dei Martiri,

la cronaca di oscure generazioni

nelle ultime pagine di una Bibbia,

la polvere sotto il marmo,

la cautela dell’alba.

Siamo qui noi due, isola segreta.

Nessuno ci ascolta.

Tra due crepuscoli

divideremo in silenzio cose amate.[1]

 

[1] Borges, Tutte le Opere, Meridiani Mondadori, trad. a cura di Domenico Porzio.

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5 pensieri su “A una certa isola

  1. Un saluto qui, dopo questa lettura di pregio.
    Ho chiuso il Blog ma ogni tanto torno a leggere chi merita, un sorriso Tiziana Tius 🙂

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    • Grazie Tiziana, l’ho letta questa mattina e la condivisione è stata immediata, ha colto proprio l’aspetto più delicato dell’Inghilterra, quel silenzio eloquente che non è imbarazzo ma pudore e rispetto delle emozioni… mi dispiace che hai chiuso il blog, qui sei sempre la benvenuta, io sono sempre iscritta al tuo blog, just in case, buona giornata 🙂

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      • Sì è vero, è un segno preciso, c’è bisogno di leggere i Maestri per trovare la strada.

        Il blog, in realtà il web in generale, è troppo dispendioso per me a livello di tempo, e poi nutro qualche perplessità sullo scopo -vero- ed ultimo del gesto in sé dello scrivere in rete. Discorso complesso e lungo, forse è una fase che dovevo raggiungere. Qualcuno mi ha suggerito di lasciarlo visibile, ci penserò, per adesso va bene così.

        A presto e buon cammino
        T. Tiziana

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      • Concordo, sullo scrivere in rete anch’io ho spesso delle riserve, ma poi penso che valga comunque la pena, a volte un esercizio zen, e come consigliano i saggi, onward, sempre avanti, a prestissimo 🙂

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