T. S. Eliot e la Principessa Volupine

Luoghi non luoghi superluoghi liberamente rivisitati

Tra-la-la-la-la-la-laire – nil nisi divinum stabile est; caetera fumus – la gondola si fermò, l’antico palazzo era lì, quanto incantevoli il suo grigio e rosa – capre e scimmie, e con un pelo simile! – così la contessa andò avanti finché arrivò in un piccolo parco dove Niobe le offrì in dono un cofanetto e così se ne andò. (1)

L’iscrizione sontuosa è tratta da una poesia di T.S. Eliot, pubblicata a Londra nel 1919, “Burbank con un Baedeker – la guida turistica per antonomasia – Bleistein con un sigaro”, ambientata a Venezia. Prima di tradurla e proporla di nuovo nella versione italiana, è necessaria una breve spiegazione; la citazione è un pastiche di varie citazioni tratte da altre opere: il trallalà che sembra una canzone è ripreso da T. Gautier, Variazioni sul Carnevale di Venezia, la massima latina compare in un quadro di Andrea Mantegna, “Il Martirio di San Sebastiano” – niente fuori dal divino è stabile, il resto è fumo – custodito a Ca’ d’oro a Venezia, la visione del palazzo grigio e rosa proviene invece da Henry James, The Aspern Papers (1888), e le capre e scimmie sono un rimando all’Otello di Shakespeare, “Benvenuto a Cipro, signore, capre e scimmie”, e non finisce qui “con un pelo simile!” allude a una terzina di Robert Browning, A Toccata of Galuppi’s.

A questo punto uno prende il volume di T.S. Eliot e lo rimette apposto, nella maggior parte dei casi, se non si fa scoraggiare dalla pigrizia e da una lettura interrotta da note, va avanti e riscopre una Venezia letteraria, preziosa, surreale, impersonificata dalla principessa Volupine, voluttuosa e interessata solo alla ricchezza, ricostruita tra il mito e la storia nell’interpretazione quasi onirica di Burbank che si immedesima nella figura di Antonio e del suo amore disperato per Cleopatra, viaggiando indietro nel tempo, e il lato più disincantato e commerciale di Bleistein. Per chi volesse appronfondire il tema della figura dell’Ebreo nell’opera di T.S. Eliot, segnalo il saggio di Dario Calimani, Le geometrie del disordine. Per il resto non manca nulla, nemmeno il riferimento alle pietre di Venezia di John Ruskin e al leon…basta rileggerla.

Tra-la-la-la-la-la-laire – nil nisi divinum stabile est; caetera fumus – la gondola si fermò, l’antico palazzo era lì, quanto incantevoli il suo grigio e rosa – capre e scimmie, e con un pelo simile! – così la contessa andò avanti finché arrivò in un piccolo parco dove Niobe le offrì in dono un cofanetto e così se ne andò.

Burbank attraversò un ponticello
Per scendere a un piccolo hotel;
Arrivò la principessa Volupine
Stettero insieme e lui cadde.(2)

Musica funebre sottomarina(3)
Passò al largo con la campana a morto
Lentamente: il dio Ercole
Che tanto aveva amato, l’aveva abbandonato.(4)

I cavalli sotto l’asse della ruota
Risalgono l’alba dall’Istria
Con passi uguali. La gondola di lei
Bruciò sull’acqua tutto il giorno.(5)

Ma questi o simili erano i modi di Bleistein:
Un fiacco piegarsi delle ginocchia
E dei gomiti, con le palme all’infuori,
Viennese semita di Chicago.

Un occhio spento sporgente
Fissa dalla fanghiglia protozoica
Una prospettiva di Canaletto
La candela fumosa fine del tempo

Si spegne. Sul ponte di Rialto una volta.
I sorci stanno sotto le palafitte.
L’Ebreo sta sotto al tutto.
Soldi nelle pellicce. Il barcaiolo sorride,

La principessa Volupine tende una mano
Magra, dalle unghie azzurre, tisica,
Per salire la scaletta dell’imbarcadero. Luci, luci,
Dà un ricevimento per Sir Ferdinand Klein.

Chi tarpò le ali del leone,
Gli punzecchiò il deretano e gli tagliò gli artigli?
Pensava Burbank, meditando
Sulle rovine del tempo e sulle sette leggi.

. . .

______________________________________________

(1) La poesia è tratta dal volume T.S. Eliot, Opere, Classici Bompiani, a cura di Roberto Sanesi, Milano 2001, pp. 506-507.

(2) citazione di A. Tennyson, The Sisters, “they fell together, and she fell.”

(3) citazione di W. Shakespeare, The Phoenix and the Turtle, v. 14, “that defunctive music…”

(4) citazione di W. Shakespeare, Antony and Cleopatra, atto IV, scena III.

(5) citazione di W. Shakespeare, Ibidem, atto II, scena II.

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