Viaggio sentimentale di Laurence Sterne: I parte

Orecchio ama pacato

La Musa, e mente arguta, e cor gentile

Riprendo con piacere la serie dedicata ai classici, con un señor libro, Viaggio Sentimentale di Laurence Sterne (1768), amato da Goethe, e con un traduttore-scrittore, Ugo Foscolo, che qui adotta lo pseudonimo di Didimo Chierico, protagonista Yorik, stesso nome del buffone nell’Amleto di Shakespeare, che si prende una vacanza, e va in giro per la Francia e l’Italia, fregandosene delle convenzioni letterarie dell’epoca.

Nella letteratura da viaggio tradizionale c’era ancora la distinzione tra finzione e non finzione, e un certo autobiografismo, il ricorrere troppo spesso a un io narrativo invadente veniva tacciato di egotismo sfrenato. Sterne, grazie alla maschera di Yorik, rompe le regole e parte per una nuova avventura letteraria e non solo, l’io con tutte le sue idiosincrasie trova ed esplora nuovi spazi, dando sfogo all’uso dell’aneddoto irrilevante, il dettaglio selezionato casualmente dalla memoria prende il sopravvento sulla cronologia dei fatti.

Una volta sbarcato a Calais, il primo appuntamento è con un pollo in fricassea innaffiato da abbondante vino rosso, per raggiungere immediatamente quello stadio felice in cui la vita ti sorride sempre. Come da copione, incontra un frate francescano che chiede soldi, tentando di farlo sentire in colpa per i dolori del mondo, viene ignorato, non riceve un penny, il viaggio continua in una piccola carrozza per una sola persona, dove Yorik si mette a scrivere le sue note, e se la moleskine fosse stata inventata prima, sarebbe tornata utile. Ci sono fondamentalmente tre categorie di viaggiatori:

  • i semplici viaggiatori: scioperati, curiosi, bugiardi, orgogliosi, vani, ipocondriaci;
  • i viaggiatori per necessità: il delinquente e il fellone – ballista traditore in tempi post-foscoliani – il disgraziato e l’innocente, il viaggiatore semplice;
  • e il viaggiatore sentimentale, in viaggio per il gusto di farlo, a caccia di nuovi saperi, e non per incontrare chi si conosce già.

Sceso dalla carrozza rimane colpito da una giovane donna a cui porge la mano e che lo emoziona da subito, adocchiata anche dal frate, sensibile al fascino femminile. Il frate tira fuori la sua tabacchiera e si mette a sniffare del tabacco insieme a Yorik, iniziano a conversare, vuole sapere dove è diretto, Yorik risponde a Parigi, la donna invece sta andando ad Amiens, mentre Yorik riflette sulla migliore strategia da adottare, la donna si è già allontanata lasciandolo solo con i suoi pensieri. Scopre da un’altra persona che la donna è di Bruxelles, non si sa se sia sposata o vedova. Decide di proseguire il viaggio con il garzone scudiero La Fleur, a Nampont incontra un uomo disperato per la morte del suo asino, il cocchiere è indifferente al tema e riprende la guida correndo come un pazzo. Lo sguardo di Yorik si illumina quando sente che stanno arrivando ad Amiens, stesso luogo dove è diretta la dama che ha incontrato all’inizio del viaggio insieme al fratello: “ella aveva tanta bontà nell’animo quanto negli occhi.”[1] Con sua grande sorpresa, riceve una lettera da Madame de L. che lo invita a visitarla a Bruxelles non appena sia libero da impegni. Yorik è entusiasta, poi però si ricorda delle promesse fatte a Eloise, e allora tocca andare a Bruxelles con Eloise, a visitare Madame de L., in netta contraddizione alla mossa iniziale, ma “il cuore, ne’ suoi trasporti, vuole sempre, a dispetto della ragione dire troppo.”[2]

fine prima parte…

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[1] L. Sterne, Viaggio Sentimentale, trad. Ugo Foscolo, Mondadori, Milano, 1983, p. 77.

[2] Ibidem, p. 81.

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