Le Interviste Probabili: 2. Sir Arthur Conan Doyle

Qui ci inchiniamo di fronte al maestro del Detective per eccellenza, Arthur Conan Doyle, medico, sportivo, abile boxeur, una vita ricca, costellata di avventure di ogni genere, dall’Artico all’Africa, alle guerre, in compagnia della sua creatura più famosa, Sherlock Holmes, autore di altri romanzi, The White Company, The Lost World, e The Adventures of Brigadier Gerard, indubbiamente meno noti.

Si è già messo comodo in poltrona, e quindi gli offro uno sherry, il clima è umido, fuori piove, mi sembra adatto all’occasione.

Caro Arthur, dovevo scoprirlo da un altro scrittore, Mark Haddon (1), che lei non fa mai dire “elementary” al suo investigatore, ma è un’invenzione cinematografica.

Sherlock Holmes è un uomo sorprendente, anche nella normalità, “quante volte vi ho detto che una volta che avete escluso l’impossibile, ciò che resta per quanto improbabile, deve essere la verità?”

Hanno fatto anche un telefilm negli Stati Uniti con la stessa espressione…

Ehm sì, un’idea bizzarra ma non priva di interesse, Moriarty è una donna, e mi sembra che sia un’interpretazione con una sua validità, più contemporanea; mi hanno detto che hanno girato centinaia e centinaia di film – peraltro non ho mai guadagnato un penny – preferisco sempre e comunque il buon vecchio libro, nella mia opera è fondamentale la ricostruzione dei fatti, come vengono descritti gli oggetti, la memoria si sa è selettiva, si ricorda quello che si vuole ricordare, e certi dettagli, se ben analizzati hanno una microstoria che si somma a tante altre, e poi ci vuole tempo, anche per ricordare, la lettura mi sembra la scala ideale, mediata anche da una successiva rielaborazione, non necessariamente in ordine cronologico.

La lente di ingrandimento è davvero utile, o ormai è un gadget sopravvalutato?

Indispensabile, almeno per me, intanto è sempre un gesto elegante osservare le cose attraverso una lente di ingrandimento, e poi mi serve per distrarre l’attenzione, per prendere appunti.

In molti suoi casi, ci sono riferimenti ad avvenimenti di cronaca nera realmente accaduti, mi viene in mente la fine tremenda di Charles Walton, il ragazzino che lei rievoca nel Mastino dei Buskerville…sessant’anni dopo il suo racconto, è stato trovato in un campo ridotto in pessime condizioni da un forcone…

È un episodio che ancora mi sconvolge, l’incontro di quel bracciante con un cane mostruoso che poi aveva preso le sembianze di una donna coperta da un mantello mi avevo spinto a scrivere la storia in effetti, ma le assicuro che se passa da quei luoghi, ai piedi di Meon Hill, vicino al cerchio di pietre neolitiche, The Whispering Knights – i cavalieri sussurranti – l’atmosfera non è delle migliori. Seguii la vicenda, perché quell’incontro con la bestia nera era stato pubblicato sul giornale locale, c’era da aspettarselo che Ann Turner si sarebbe vendicata.

Ma un uomo di scienza come lei crede ancora alle leggende e al folklore?

Non si può negare che nel 1875 Ann Turner fece una brutta fine, macellata da un forca, da un tal John Hayward, la riteneva colpevole di atti di stregoneria nei suoi confronti.

Il luogo è oggettivamente suggestivo, al centro dell’Inghilterra, nel Warwickshire, la terra di Shakespeare, dei cottage di fieno, e anche degli Hobbit, come insegna Tolkien, le leggende non mancano da queste parti. Era uno scenario che non si poteva ignorare, un setting ideale, e poi il Cane Nero fa proprio parte delle saghe popolari, direttamente derivato dal mito egizio, Anubi, il dio dell’imbalsamazione è ritratto con la testa di un cane nero o comunque di un canide simile allo sciacallo, è stato Anubi ad aiutare Iside a ricomporre il cadavere del marito Osiride. I pezzi di mummie erano ingredienti comuni di molte pozioni magiche in Gran Bretagna e altrove, e nel Medioevo il commercio di mummie era piuttosto diffuso. Tutti elementi non trascurabili.

“I cani non sbagliano”.

Arthur Conan Doyle sorride compiaciuto della citazione.

Ricorda ancora l’episodio dei due spaniel messi all’inseguimento di tracce di Jack lo Squartatore?

Come no? Barnaby e Burgo, due spaniel piuttosto svegli, è vero che si persero, ma la colpa era degli addestratori, e poi la cronaca dimostrò che durante quel periodo Jack lo Squartatore non commise nessun delitto. Coincidenza, casualità? Entrambe le cose.

Le sanguisughe servivano, era davvero convinto del metodo?

Sono anellidi che hanno una loro utilità, in medicina primitiva si usavano per salassare i pazienti, una terapia di cui si è spesso abusato e invece si è scoperto che preservava la circolazione di parti riattaccate chirurgicamente. E poi c’è questo strano legame con un qualcosa di repellente, di estraneo al nostro corpo che può avere una funzione salvifica, a volte succede anche tra esseri apparentemente incompatibili.

Accanto all’analisi deduttiva lei ha sempre avuto uno spiccato interesse per lo spiritismo, che cosa l’ha spinto a interessarsi all’argomento?

Sono sempre stato affascinato dall’ignoto, è stata la mia esperienza personale, durante la guerra, che mi ha spinto a investigare che cosa succedesse dopo la morte, se c’era qualcosa o se venivamo inghiottiti in un grande nulla. Non ho mai condotto i miei esperimenti da solo, quindi quello che ho visto e ho udito è stato testimoniato da altre persone, sono fenomeni di cui mi sono occupato fin dagli esordi della mia carriera, già nel 1886, in compagnia del Generale Drayson. Fui così colpito che feci pubblicare un articolo sulla rivista Light, proprio per dare una nuova svolta ai miei interessi, e poi successivamente mi iscrissi alla Società per la Ricerca Psichica, sono certo che la telepatia funzioni veramente.

Il suo rapporto con Houdini davverò si guastò per una lettera che sua moglie disse di aver scritto teleguidata dallo spirito della madre di Houdini?

Tutto insolitamente vero, mia moglie Jean condivideva i miei interessi, facemmo un esperimento di ipnosi, lei cadde in trance grazie alla scrittura automatica riferì un messaggio della madre di Houdini. Houdini non apprezzò, la madre non sapeva una parola di inglese, per lui era una frode, priva di fondamento scientifico, ecco detto da lui, mi sembrò quasi impossibile. Inutile dirle che dopo quell’evento la nostra amicizia finì. Per me era inconcepibile che un uomo di quel talento e con tanti poteri fosse così poco ricettivo di fronte ad altre manifestazioni, e si fermasse a un limite traduttivo. E poi Houdini viveva di magia e anche di suggestioni, era un esperto manipolatore, oltre che illusionista.

Lei ha svolto numerose ricerche sulle fate, nel 1920 venne incaricato a scrivere un articolo sul tema per il numero di Natale dello Strand, fu allora che scoprì che due ragazze dello Yorkshire, due cugine Elsie Wright e Frances Griffith avevano fotografato delle strane creature, le fate di Cottingley… un evento epocale?

Un caso difficile e complesso, che documentai con perizia, incaricai il mio fidato amico Edward Gardner. Da vero scozzese non potevo non studiarlo, perché qui nulla è come sembra, nessuno poteva credere che Elsie giocasse con uno gnomo, le fate erano deliziose, per alcuni un po’ troppo parigine, così chiesi a Edward di portare delle macchine fotografiche per far scattare delle nuove foto, e non successe niente, i luoghi misteriosi con cascate sembravano svaniti insieme agli elfi, fino a che nella primavera del 1921, successe l’inaspettato, Elsie e Frances scattarono tre nuove foto, l’evento venne catalogato come qualcosa di inspiegabile, è più facile che la gente creda al mostruoso che al fantastico, mi sono fatto una mia idea sull’argomento, gliela racconterò al prossimo sherry, davvero squisito.

Mi raccomando la prendo in parola, spiace davvero che il tempo a disposizione sia finito…alla prossima…nell’aria soltanto una scia di profumo lievemente muschiato.

 

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 (1) Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, 2003.

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