Parole difficili#gioco

Classificato come gioco, non so tra chi, amanti della grammatica, alessandrini nel parco a briglie sciolte. Dossena cita come esempio La passeggiata di Tommaso Landolfi, che proprio una passeggiata non è. Un breve accenno:

La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante
preparava la bozzima … Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma
una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del
giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di
un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi
fino alla fodina.

E pure noi, ma giusto fino all’angolo con la fodina..che il computer si ostina a correggermi in codina – poi dicono che i programmi capiscano più degli umani..Non erano parole inventate, ma prese da un dizionario facile a trovarsi, il Tramater pubblicato a Napoli nel 1929-40, la burla dei secchioni organizzata a tavolino.

“Forte eh?”

“Fortissimo.”

“Vezzi stilistici. Però anche Poliziano.”

“Straordinario, soprattutto per la rielaborazione del mito, lei ha letto il commento inedito alle Selve di Stazio?”

“Ancora no.”

“Non le anticipo nulla ma rimarrà sorpresa.”

“Non ne dubito.”

“A che gioco giochiamo?”

“Stavo scrivendo i #palindromidelmerlovenexian, semplici rispetto ai suoi esempi: #ala, #aia, #aha, #ara, #osso, #oro.”

“Se è un merlo indiano, è un ottimo imitatore, ripetitivo però.”

“Anilina-anilina.”

“Ed Irene se ne ride.”

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