Tragedia farsesca ma breve

I Satiri alla caccia, quattro pagine, opera giovanile di Sofocle senza finale. Il tema è grave (per Apollo), gli hanno fregato le vacche. Chiama a raduno i satiri e offre una ricompensa per chi sarà in grado di incastrare il colpevole. Qualcuno accusa il piccolo Ermes, neonato prodigio, a sei giorni si è già costruito una lira con la carcassa di un animale morto e suona musica melodiosa. La ninfa Cillene, quando sente che uno dei satiri incolpa Ermes, lo mortifica indignata:

Uscisti pazzo? Di che ladro parli?

Satiri O degna ninfa io non ti voglio offendere!.

Di Giove è figlio e tu lo chiami ladro!. (1)

Segue litigio ma il dialogo si interrompe..è chiaro che Cillene non crede alle parole dei satiri che accusano ingiustamente il “bambolo”.

Le vacche miracolosamente ricompaiono, non si sa da dove. Ermes continua a suonare la lira e i satiri ricevono la ricompensa promessa senza aver mosso un dito.

Un po’ come le opere prime dei maestri del cinema. Un inizio..potrebbe essere un frammento di sogno di Dale Cooper.

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(1) Sofocle, I Satiri alla caccia, Sansoni Editore, p. 389, traduzione di E. Romagnoli.

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