Elevazioni V – And the beat goes on

Non ch’una battaglia,
ma per voi sarò pronto a farne cento:
di mia persona, in tutto quel che vaglia,
fatene voi secondo il vostro intento;
che la cagion ch’io vesto piastra e maglia,
non è per guadagnar terre né argento,
ma sol per far beneficio altrui,
tanto più belle donne come vui. [1] 

Così canta Ruggiero una volta scampato al pericolo della perfida Alcina, la maga che vive su un’isola-balena in movimento oltre le colonne d’Ercole e trasforma i suoi amanti in piante e/o fiori o sassi – Astolfo è diventato un mirto, una variazione rispetto ai maiali di Circe:

Alcina i pesci uscir facea de l’acque
con semplici parole e puri incanti. [2] 

L’incanto dura poco, racconta Astolfo:

Conobbi tardi il suo mobil ingegno,
usato amare e disamare a un punto.
Non era stato oltre a due mesi in regno,
ch’un novo amante al loco mio fu assunto. [3] 

E anche Ruggiero avrebbe rischiato la stessa metamorfosi, un destino sospeso tra sasso o pianta o corpo liquido, se non fosse stato per l’intervento miracoloso della maga Melissa, amica dell’amata Bradamante che grazie a un anello magico gli fa vedere come stanno le cose: Alcina è una vecchia strega senza denti che usa la magia con la scaltrezza di una seduttrice incallita. Ha due sorelle maghe come lei, la perfida Morgana e la virtuosa Logistilla, che avrà un ruolo fondamentale nella organizzazione della fuga da una fine certa. Grazie a lei, Ruggiero potrà riprendere il viaggio con la mitica Balisarda – la spada appartenuta a Orlando – e liberare Astolfo e Rabicano, il cavallo magico di Astolfo senza peso che non lascia impronte, nato da una fiamma a forma di cavalla e un soffio di vento, e molto accadrà ancora, come vuole tradizione, epica e non.

Scambiare veleno per liquore grato resta il passaggio obbligato dall’illusione alla disillusione, non che l’operazione sia definitiva, la creatività aiuta a riconoscere risorse inesauribili:

E quanti personaggi inutili abbiamo indossato?

Dosso Dossi, Melissa

Dosso Dossi, Melissa (1518-1520)

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––

[1] vv. 80-88, canto VI, Orlando Furioso, Ludovico Ariosto, Garzanti, 1986.

[2] Ibidem, vv. 38-39

[3] Ibidem, vv. 50-54.

Il quadro nell’articolo è esposto alla Galleria Borghese di Roma che lo descrive così.

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