I Tesori dal Naufragio dell’INCREDIBILE

DamienHirst

Ringrazio @sisterly per il gentile omaggio del biglietto di ingresso.

Mostra degna di un Kolossal assiro-babilonese senza sottotitoli, divisa in due sezioni, alla Punta della Dogana, e a Palazzo Grassi. Dato che si chiudeva oggi, ho sfidato il gelo polare e sono andata a vedere come si era scatenato Damien Hirst, ex-capofila degli Young British Artists che per anni ha messo squali in formalina e poi è sparito in Messico. Che gli piacessero i teschi ricoperti da diamanti non è un mistero, ma l’operazione messa in atto con genio machiavellico segna uno sforzo titanico senza precedenti.

Il recupero di un ricchissimo tesoro che dovrebbe riportare a galla copie e simulacri di antiche civilizzazioni risalenti a duemila anni fa scatena l’INCREDIBILE. L’INCREDIBILE documentato da un fiume di video subacquei che filmano la riscoperta di mondi sommersi dove Mesopotamia, Sumeri, Egitto, Divinità greche, Meduse, Serpenti, Teschi, Demoni, vengono ripescati, catalogati, restaurati, rimodellati e finalmente esposti.

A chi appartiene questo Tesoro? Che cosa si nasconde dietro la storia di AMOTAN? Perché la nave si chiama APISTOS? Come direbbe Lucarelli, fermiamoci un attimo. Partiamo dall’Azania, partiamo dall’Oceano Indiano e dal Sud Africa.

Partiamo dagli inizi.

Cif Amotan II, ossia il collezionista, era un liberto che viveva in Antiochia, siamo intorno alla metà del I secolo e del II secolo. Una volta affrancato dal suo status di schiavo accumula una quantità di tesori incredibili provenienti da varie parti del mondo, li carica sulla nave Apistos (che significa Incredibile) IMG_20171203_155249.jpgper custodirli in un Incredibile Tempio.

L’Incredibile Tempio non vedrà mai i suoi tesori e così tutta la ricchezza accumulata da Cif Amotan II finisce tra gli abissi.

Passano duemila anni e un artista di Bristol, classe 1965, appassionato collezionista, decide che è arrivato il momento di andare alla ricerca dell’Incredibile Tesoro, e di rompere l’incantesimo di quella FATICA incompiuta. Non è più il Tempio di Cif Amotan, ma siamo a Venezia, Fondazione Pinault, un Museo sul Canal Grande e Punta della Dogana sul Bacino di San Marco. Amotan può ritenersi soddisfatto.

L’operazione costa una fortuna, tra immersioni, cave di marmo svuotate, gemme di lapislazzuli, agata, giada, pietre preziose, bronzi, metalli vari, coralli pregiati, carichi e scarichi, bozzetti, fusioni, prove tecniche di trasmissione, trasporti, montaggi  – per fare entrare il “Demone con coppa” alto 18 metri dentro l’Atrio di Palazzo Grassi ci è voluto un mese – e a guardarlo non si hanno dubbi. Non si hanno occhi che per lui.

 

Il naufragar non è stato dolce ma Prospero, come ricorda Ariel nella Tempesta di Shakespeare:

Giù a cinque braccia giace tuo padre. 

Le sue ossa ormai son corallo,

e perle gli occhi son già..

Hirst decide di farci vedere un prima e un dopo, come erano le sculture incrostate di coralli e alghe pietrificate dopo secoli di abbandono e dopo, una volta recuperate, restaurate, arricchite da preziosi e ridondanti ritocchi, come se si volesse calcare volutamente la mano su ciò che è stato troppo a lungo sommerso e farlo rinascere in un mausoleo del kitsch. Teche illuminate in sale buie riordinano utensili obsoleti, monete di scambio e suppellettili varie – e qui si confondono volutamente le acque tra vero e falso, copia autentica o riproduzione, per poi trionfare in una tassonomia quasi leonardesca, dove Hirst compila in schizzi rinascimentali l’Incredibile Ricerca Iconografica. Dominano le sale imponenti sculture di Dee pagane, la bellissima Katie Ishtar, Yo-landi – così simile alla fidanzata Katie, il collezionista – così simile all’imbolsito Hirst.

 

Ermafroditi, Andromede, Buddha, Icone di una mitologia ibrida che ritorna alla vita.

 

 

Non c’è un ordine prestabilito in cui seguire la mostra, si gira liberamente tra colossi di marmo, conchiglie vulva, sculture polimorfe distribuite su tre piani fino a che compaiono due figure fondamentali, che saranno le chiavi di svolta di tutta la mostra.

 

Sgrano gli occhi e mi avvicino, figura n. 1 Mickey (Topolino) e nella sala successiva figura n. 2 Goofy (non tradotto nella didascalia, Pippo per gli amici Disneyani). E che ci fanno Topolino e Pippo nell’INCREDIBILE TESORO DI CIF AMOTAN?

Are you taking the mickey? (Ci prendi in giro Damien Hirst?)

Sì, altro che icone pop che testimoniano la relazione complessa tra arte e riproduzione artistica. Collezionismo sfrenato che non distingue tra autenticità e crosta, genio e furbizia, sfarzo e spreco, scarto e invenzione. E che fine ha fatto la testa della divinità babilonese Pazuzu del colosso nell’atrio? Nella didascalia della piccola guida all’ingresso si legge che l’iconografia del demone del Vento è diversa; quello non è Pazuzu, per quanto privo di testa – che non mi sembra casuale – il pene dovrebbe avere la testa di un serpente, il corpo non ha ali e coda di scorpione, però in mano tiene un frammento di coppa che serviva a raccogliere il sangue umano durante i sacrifici, la statua di Pazuzu funzionava come guardiano di una persona importante. Dopo tutto siamo a casa del Gruppo Pinault.

Risolve il dilemma una visitatrice che urla al marito, “amore vuoi fare la foto con il mostro?”.

Mostro nel senso di portento ovviamente. Creatura mirabile, come i crani dei ciclopi, parenti di Polifemo. Tra gli oggetti più ambiti l’unicorno, a onor del vero le corna di unicorno venivano spesso scambiate con il dente di un narvalo (il cetaceo noto con il nome di unicorno del mare) ma qui si tratta di occhi fini..se poi i narvali vengono scolpiti da Damien Hirst niente sarà come prima.

Alla fine di un lungo documentario a chiosa dell’INCREDIBILE VIAGGIO DEL NAUFRAGIO DI CIF AMOTAN un giornalista urla all’artista:

Damien, cos’è arte?

Fuck knows, risponde.

Da qualche parte tra bugie e verità si trova la verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 pensieri su “I Tesori dal Naufragio dell’INCREDIBILE

  1. Non ho visto la mostra ma ne ho letto molto. Credo che il valore artistico in assoluto sia nella trovata della (ri)scoperta. L’aver creato un fil rouge che attraversa veritià e finzione senza differenza. Forse è questo il valore dei un’arte colossal, integrarsi pienamente nel clima di un mondo attuale, sospeto tra verità e finzione senza più confini.

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