VENEZIA, Again #1

Si riparte da Venezia, iniziando dal nome.

La forma dotta di Venezia riprende il classico Venetia. Altre varianti sono Veniesa, Vegnesia, Vinegia.

Il plurale Venezie viene usato fino al XVI-XVII secolo. Venetia e Veneto fanno riferimento agli abitanti: Veneti preromani.

In epoca bizantina anche Venetici (Benétikoi). Troppo semplice per una città così complessa?

Giulio Lorenzetti, autore di una delle guide storiche sulla città, VENEZIA E IL SUO ESTUARIO, citando una villotta, cerca di trovare una spiegazione più poetica, si dimentica il nome del poeta che viene confinato nell’anonimato, ma a lui si deve il tentativo di trovare un’altra etimologia: VENEZIA vorrebbe dire veni etiam – torna ancora.

Impegno che i visitatori hanno preso alla lettera, siamo a circa 25 milioni di turisti all’anno.

Come anno di fondazione della città, è bene stamparsi a imperitura memoria il 25 Marzo 421, prima pietra nella Chiesa di San Giacometo a Rialto (da non confondersi con l’altra Chiesa a San Giacomo dell’Orio, di cui parlerò più avanti), qui immortalata in un dipinto del Canaletto.

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Dal vivo così, e già si notano delle differenze, senza nemmeno aguzzare troppo la vista.

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Vicino al Mercato di Ri-alto, Rivo Alto, indicato al punto (8) qui sotto

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Sui primi insediamenti sono stati scritti fiumi di parole. La versione ufficiale sulle origini è la fuga nella laguna per sfuggire agli eserciti di Attila, Alboino e Carlo Magno. In realtà gli spostamenti sono stati progressivi, ci si è dovuti adattare a un ambiente non certo accogliente: paludi, acque alte e zanzare. L’allontanamento dalla linea di costa verso il mare è stato graduale, l’acqua consentiva anche lo scambio di merci tra il Mediterraneo e i fiumi della pianura.

Per capire quindi come tutto sia iniziato bisogna rifarsi agli studi che l’archeologia ha svolto sull’area, in particolare le zone intorno a Torcello. In passato non c’erano ponti, soltanto zattere, passerelle e imbarcazioni. Mancavano le infrastrutture, per questo i frequenti attraversamenti via acqua hanno consentito di migliorare e affinare i cantieri navali su cui poi la Serenissima ha primeggiato. La pratica è servita a utilizzare il territorio acqueo in modo più efficace e produttivo, le difficoltà sono diventate risorse.

Se si volesse immaginare una Venezia delle origini, bisogna allontanarsi totalmente dalla visione attuale, in passato interamente costruita con fango e legno. Gli edifici in pietra erano rari, prevalentemente riservati a costruzioni religiose. Il legno invece si adattava meglio alla struttura anfibia dei nuclei abitati, resisteva all’umidità dei luoghi.

Gli abitanti della Laguna erano per la maggior parte artigiani, addetti allo scarico e carico delle merci, commercianti, un numero esiguo di ricchi gestori e schiavi. Gli schiavi venivano utilizzati nell’XI secolo, come bottino di guerra proveniente dall’Europa carolingia, per poi essere rivenduti come “merce di scambio” nel Mediterraneo islamico. Alla fine dell’XI secolo la potenza navale veneziana subì un evidente cambiamento, spingendosi oltre l’Adriatico, nel Mediterraneo orientale, e dal commercio alle razzie e crociate il passo fu breve..ma del rapporto con un altrove lontano parleremo nel prossimo appuntamento…

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