Ai confini della Realtà #1

Il tempo passa senza chiedere scusa.

Jirō Taniguchi

Il film di fantascienza degli anni ’60 ispirato alla macchina del tempo ha l’aria di un aggeggio malandato, si manovra manualmente con delle manopole impensabili oggi, in un presente ormai trapassato e un futuro già vissuto, con voci di guerra che sappiamo vere, eserciti in marcia, figure che si muovono velocissime nello spazio, teneramente obsoleto rispetto alla prodigiosa invenzione vittoriana di H. G. Wells. A rileggere la vita del padre della fantascienza, costretto a quattordici anni a lavorare in un negozio di tessuti per aiutare la famiglia, e solamente dopo un lungo tirocinio, messo nella condizione di poter studiare e insegnare, tra reperti di minerali, dissezioni di animali, pochi pennies, molti amanti, due matrimoni, la fuga in altri mondi per Reginald Bliss, suo pseudonimo preferito (La Benedizione è nel cognome), diventava NECESSARIA. Sparire altrove per essere INVISIBILE.

Cercai di pensare alle cose che un uomo considera desiderabili. Senza dubbio l’invisibilità dava la possibilità di ottenerle, ma rendeva anche impossibile goderne, una volta ottenute. L’ambizione, per esempio: quale piacere si trae dal trovarsi in un posto quando non si può far vedere che si è là? Che cosa conta l’amore di una donna, quando il suo nome deve essere per forza Dalila? Non mi piacciono la politica, i compromessi della fama, la filantropia o lo sport. Che cosa avrei fatto allora? Per questo, ero diventato un essere misterioso, imbacuccato, una caricatura fasciata e bendata d’uomo.

Tema che al cinema ha avuto corsi e ricorsi, alcuni esempi più fortunati, e derive a volte imbarazzanti, come nel caso del film di Verhoeven con Kevin Bacon, L’uomo senza Ombra (2000). In lavorazione un’altra versione in uscita nel 2019 con l’ex-pirata Johnny Depp.

In questo filone si inserisce per dovere di cronaca anche la parodia con Gianni e Pinotto contro l’uomo invisibile di Charles Lamant (1951), nell’originale Costello and Abbott (sic). “Effetti speciali di alto livello per l’epoca” a detta di Leonard Maltin..

In questa tensione tra parodia e fantascienza, i mostri che dovrebbero farci paura sono ridotti a una macchietta grazie a una tecnologia erosa dal tempo – non programmata coscientemente per essere inefficiente. Non che in casi recenti il costume del ragazzo invisibile nel film di Salvatores sia più credibile, tuta beige comprata in un bazar cinese che poi viene sostituita con una nera con la s cirillica (C), un supereroe che ha il potere dell’invisibilità, e grazie al super-potere di quella maschera combatte un mondo perverso di piccoli Iaghi, sullo sfondo intrighi improbabili di paramilitari russi che operano in laboratori segreti vicino al porto di Trieste.

Contrariamente a quanto asserisce il CICAP che vorrebbe razionalizzare cartesianamente quello che sfugge all’umanità là fuori, nella fiction il fantasma detective insieme ai fenomeni paranormali sono rimasti in posizione stabile per decenni, ormai sdoganati dalle serie americane, basti pensare a MEDIUM in quel di Phoenix, Arizona, estinta nel 2011. Allison DuBois, oberata da problemi economici, le rette scolastiche per le tre figlie, le assicurazioni e polizze troppo care sulla casa, il marito fisico che cerca di rassicurarla riportandola a una chiara esposizione di fatti che tanto ordinari non sono, i fantasmi in agguato dopo una giornata di intenso lavoro che sbucano fuori nei momenti meno opportuni, dopo un bagno caldo e proprio quando si sta addormentando e si abbandonano le difese. Sono fantasmi che non danno tregua, insistono, la inseguono ovunque fino a che un’altra “verità” più scomoda viene a galla e non si può continuare a fare finta di niente.

Forse tutto questo non sarebbe stato credibile se non avesse fatto da apripista una serie ormai diventata un classico in bianco e nero, Ai Confini della Realtà, ci si tuffava in un ignoto possibile con epiloghi dal risvolto enigmatico che lasciavano intravedere altre vie. Tra gli sceneggiatori insieme a Rod Sterling, Richard Matheson, Charles Beaumont, Ray Bradbury, intenti nel ricreare «..una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi “Ai confini della realtà”. »

C’è stato un tentativo di remake con Forest Whitaker, che non ha avuto il successo sperato, a distanza di anni, quel tipo di immaginario non funzionava più, non era più incredibile..

TO BE CONTINUED..STAY TUNED

 

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