Leonardo è qui

In questi giorni a Venezia alle Gallerie dell’Accademia fino al 14 Luglio, è possibile visitare la mostra dedicata a quel genio di Leonardo, l’Uomo Vitruviano circondato da disegni che di norma sono gelosamente custoditi in archivio.

Ulteriore ragione per tornare all’Accademia, è la riapertura l’8 Giugno delle sale con il ciclo dei dipinti di Sant’Orsola di Vittore Carpaccio che sono state chiuse per restauro per due anni, oltre ad apprezzare come sempre una delle più belle collezioni di arte veneziana.

I disegni esposti nelle sale delle Gallerie spaziano in vari campi: ingegneria meccanica, idraulica, botanica, anatomia, architettura, ottica, fisica.

Secondo il saggio di Rodolfo Papa sul Libro di Pittura di Leonardo, la pittura in Leonardo è scienza, proprio perché racchiude in sé un doppio piano di ricerca, teorico e pittorico che indaga la realtà conoscibile grazie a uno sguardo onnivoro. Evidente nel senso di “visibile esternamente”. Il secondo principio della scienza della pittura è l’ombra del corpo, che in Leonardo non è mai associata alle tenebre, al buio ma all’alleviamento della luce. L’ombra diventa mediazione, la prospettiva strumento conoscitivo, il disegno conseguenza epistemologica ma non solo. Nel suo trattato Leonardo ricorda come Plinio descriva il primo disegno come rappresentazione del contorno di un’ombra umana. E qui si inserisce l’abbozzo, il disegno schizzo che riassume un’idea di massima, una visione d’insieme. Leonardo utilizza la sanguigna, la matita rossa, e lavora su carte colorate proprio per creare l’effetto voluto di far emergere meglio i rilievi, facendo coincidere disegno e pittura. Il colore viene percepito nella sua “verità” grazie alla luce, si interessa a diversi tipi di colorazioni di ombre e riflessi, non associa la trasparenza all’aria ma alla capacità dei corpi di essere attraversati dalla luce, insegue l’accidentalità del colore che si definisce man mano nel rapporto tra luce e ombra, l’aria più azzurra verso terra, più rarefatta in alto. Invita a guardare il paesaggio attraverso dei vetri colorati per vedere quale colore si guasta o si migliora, introducendo una pratica che verrà attuata da Delacroix e dagli Impressionisti, ossia dipingere di azzurro o di verde le ombre proprie o portate, giocando sull’effetto di privazione o sottrazione del colore. Tra i colori fondamentali il rosso, il verde, l’azzurro, il giallo, il leonino o taneto, il morello. Oltre al tentativo di cogliere la bellezza della natura imitata, la pittura deve porsi come compito la ricerca delle cose, l’indagine delle origini, l’orizzonte rappresenta il confine della visione. Il paesaggio ha un ruolo di vitale importanza, nella iconografia classica la montagna mostra lo stretto legame tra cielo e terra, l’albero, la ciclicità del tempo, e in seguito allo straniamento dal Paradiso, l’uomo ricostruisce un luogo naturale che ha memoria di ciò che è stato, una memoria atavica del cosmo, le rocce in uno spazio leonardesco alludono ad altro, alla caverna, alla grotta ideale.

La condizione dell’uomo è quindi nel mezzo e nel centro, homo quodammodo omnia, l’uomo in un certo qual modo è un tutto.

 

 

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