Le 500 Chicche di Riso di Alessandro Pagani

Il bisticcio del titolo apre la raccolta umoristica di chicche di Alessandro Pagani, accompagnate dalle illustrazioni di Massimiliano Zatini, con la prefazione di Cristiano Militello (il mitico giornalista di Striscia lo Striscione!) a cura della casa editrice 96 Rue de la Fontaine – indirizzo illustre che rimanda alla casa di Marcel Proust.

L’autore del libro è anche musicista, suona la batteria nel gruppo rock Stolen Apple – La Mela Rubata, e qui ognuno avrà la sua Mela di riferimento – Cogli la prima mela a – da buon toscano si cimenta nell’arte della battuta – per formazione conosce il tempo musicale fatto di ritmo, battere e levare, intervalli, toccate e fughe.

Le sue chicche oltre che lette andrebbero détte, perché il ritmo aggiunge o leva senso, ci vuole una certa maestria. Bisogna saperle raccontare, con lo humour non si scherza!

Con Pagani entriamo a briglie sciolte nel Regno della Freddura che ha un antenato eccellente nelle famigerate Risate a Denti Stretti della Rivista che vanta innumerevoli tentativi di Imitazione, La Settimana Enigmistica, fondata nel 1932 dal Cavaliere del Lavoro Gr. Uff. Dott. Ing. Giorgio Sisini Conte di Sant’Andrea.

Seguiamo come giustamente ha notato Militello il filone classico del mondo antico di Giovannino Guareschi con un rimando al non-sense.

Vorrei un pallone

Marca?

Mah, ci provo.

Chicca 176

Ce n’è per tutti i gusti, divise in quattro sezioni che volutamente ammiccano al gioco dei contrasti tra alto e basso, al dirottamento di senso: la Surrealtà, Realtà e Irreale, Cronaca Sincronica e in finale anche un TG Spaziale – uno spazio che potremmo vedere da una stazione remota come in un telefilm di fantascienza in bianco e nero – per noi “ragazzi” degli anni ’80 quell’ultra-mondo ologramma si mescola ai nostri ricordi di infanzia, si ritorna a casa.

Per chi aguzza la vista, pure qualche dritta per capire meglio l’arguzia toscana nella traduzione infedele, l’arte del fraintendimento, bastano poche battute e quel mondo alieno lo sentiamo nostro.

Questione di fili.

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