Save the date – season 2018

Cose da fare e vedere a Venezia prossimamente su questi schermi #Venice,Again#2

venicebyvenice

Dear All,

Hope you had a lovely holiday season, let’s start the new year with some interesting news.

Some of you have already contacted me for tours in Venice next summer, but before that, here’s a list of things you may find interesting while coming to Venice NOW.

Carnival starts January 27th and ends February 13th 2018. For the official info on all the events organised in Venice, you can visit this link – there is also a booking app for hotels/accomodation.

Pontedeisospiri.©CarlaBonollo.jpgAs regards exhibitions and things to do this year, don’t forget to visit the masterpieces by the one and only Tintoretto, nickname for the Venetian artist Jacopo Robusti, born in Venice 500 years ago. A Tintoretto tour can be part of your next agenda.

The International Biennale will be held as usual in May, and will be dedicated to ARCHITECTURE. It will take place from May 26th to…

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VENEZIA, Again #1

Si riparte da Venezia, iniziando dal nome.

La forma dotta di Venezia riprende il classico Venetia. Altre varianti sono Veniesa, Vegnesia, Vinegia.

Il plurale Venezie viene usato fino al XVI-XVII secolo. Venetia e Veneto fanno riferimento agli abitanti: Veneti preromani.

In epoca bizantina anche Venetici (Benétikoi). Troppo semplice per una città così complessa?

Giulio Lorenzetti, autore di una delle guide storiche sulla città, VENEZIA E IL SUO ESTUARIO, citando una villotta, cerca di trovare una spiegazione più poetica, si dimentica il nome del poeta che viene confinato nell’anonimato, ma a lui si deve il tentativo di trovare un’altra etimologia: VENEZIA vorrebbe dire veni etiam – torna ancora.

Impegno che i visitatori hanno preso alla lettera, siamo a circa 25 milioni di turisti all’anno.

Come anno di fondazione della città, è bene stamparsi a imperitura memoria il 25 Marzo 421, prima pietra nella Chiesa di San Giacometo a Rialto (da non confondersi con l’altra Chiesa a San Giacomo dell’Orio, di cui parlerò più avanti), qui immortalata in un dipinto del Canaletto.

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Dal vivo così, e già si notano delle differenze, senza nemmeno aguzzare troppo la vista.

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Vicino al Mercato di Ri-alto, Rivo Alto, indicato al punto (8) qui sotto

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Sui primi insediamenti sono stati scritti fiumi di parole. La versione ufficiale sulle origini è la fuga nella laguna per sfuggire agli eserciti di Attila, Alboino e Carlo Magno. In realtà gli spostamenti sono stati progressivi, ci si è dovuti adattare a un ambiente non certo accogliente: paludi, acque alte e zanzare. L’allontanamento dalla linea di costa verso il mare è stato graduale, l’acqua consentiva anche lo scambio di merci tra il Mediterraneo e i fiumi della pianura.

Per capire quindi come tutto sia iniziato bisogna rifarsi agli studi che l’archeologia ha svolto sull’area, in particolare le zone intorno a Torcello. In passato non c’erano ponti, soltanto zattere, passerelle e imbarcazioni. Mancavano le infrastrutture, per questo i frequenti attraversamenti via acqua hanno consentito di migliorare e affinare i cantieri navali su cui poi la Serenissima ha primeggiato. La pratica è servita a utilizzare il territorio acqueo in modo più efficace e produttivo, le difficoltà sono diventate risorse.

Se si volesse immaginare una Venezia delle origini, bisogna allontanarsi totalmente dalla visione attuale, in passato interamente costruita con fango e legno. Gli edifici in pietra erano rari, prevalentemente riservati a costruzioni religiose. Il legno invece si adattava meglio alla struttura anfibia dei nuclei abitati, resisteva all’umidità dei luoghi.

Gli abitanti della Laguna erano per la maggior parte artigiani, addetti allo scarico e carico delle merci, commercianti, un numero esiguo di ricchi gestori e schiavi. Gli schiavi venivano utilizzati nell’XI secolo, come bottino di guerra proveniente dall’Europa carolingia, per poi essere rivenduti come “merce di scambio” nel Mediterraneo islamico. Alla fine dell’XI secolo la potenza navale veneziana subì un evidente cambiamento, spingendosi oltre l’Adriatico, nel Mediterraneo orientale, e dal commercio alle razzie e crociate il passo fu breve..ma del rapporto con un altrove lontano parleremo nel prossimo appuntamento…

Le pietre di Santo Stefano e altre storie..

Data astrale 26 Dicembre 2017 | Venezia |

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Se volete riconoscere subito Santo Stefano, il primo martire (33 o 34 A.D), c’è sempre un indizio rivelatore, porta sulla testa pietre e/o sassi, morte per lapidazione, ultime parole pronunciate “Gesù, ricevi il mio spirito”. Qui ritratto dal Parmigianino, prima che partisse per la tangente inseguendo lo Splendor Solis, “la nobile alchimia”, impegnato ad affrescare alcune nicchie per la Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, in compagnia di San Lorenzo – tutti e due intenti a consultare testi sacri.

A Venezia in Campo Santo Stefano nella chiesa omonima le reliquie del Santo, molti pezzi rari tra cui segnalo l’orazione nell’orto del Tintoretto, Jacopo Robusti, di cui vi parlerò prossimamente su questi schermi.

Il campo è piuttosto esteso, una volta arrivati, dopo aver valicato a fatica il ponte di legno dell’Accademia, facendovi largo tra bastoni di telefonini per scattare foto sul Canal Grande, non potrete non notare la statua di Niccolò Tommaseo, letterato e autore del Dizionario della lingua italiana in otto comodi volumi. Tommaseo lambisce con il cappotto parecchi tomi, ed è per questo chiamato affettuosamente dai veneziani il “cagalibri”, vedendo la statua capirete perché.

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Per chi volesse fare quattro passi, e smaltire la quantità di calorie immagazzinate in questi giorni di festa, e siamo solo il 26 – è lunga fino all’Epifania – prima che cali il buio delle cinque, e qualcuno vi offra la terza fetta di panettone o pandoro, fate uno sforzo, afferrate un cappotto e uscite, non vi pentirete, forse..

 

 

Natale e dintorni

Mancano pochi giorni a Natale, come ricorda il saggio Ezra Pound, la tradizione è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci. 

Alla fine pensavo di non aver scritto molto in questo 2017, invece la compagnia è stata varia: George Frazer, Demostene, Sanremdipity, la scimmia di Peter Gabriel, San Patrizio, Derek Walcott, Venezia e le sue isole, Gombrich, Sebastiano Vassalli, Ferrara, Marfisa d’Este, Ercole e famiglia, Biagio Rossetti, gli inseparabili William Shakespeare e quel genio di Cervantes, la debolezza di Caino, Giuseppe Ungaretti, la memoria spezzata, crisi e speranza, Anticaglie Petrella, l’arte per l’arte, La Biennale Arte Viva Arte, le Chimere insistenti, John Everett Millais, John Ruskin, il quadro dentro il quadro, Vasco Rossi, Modena, San Geminiano, Attila, Lanfranco, Sette anni con quel colosso di WordPress, qualche serpe lungo la via, La chiatta di Dante, San Michele, Napoleone, Ezra Pound, The North Face, Pennsylvania, banchi di nebbia, Riccardo Calimani, il Canalazzo, Le leggende veneziane, Palazzo Ducale, Sebastiano Ziani, le esecuzioni capitali, il Signor Fahrenheit, la Nave de Vero, Tirso da Molina, Monamour Natural Design, Wivenhoe Park, Constable, gli effetti del VERDE, la forza del Destino, L’Araba Fenice, la rinascita, Giuseppe Verdi, Federico Fellini, Peggy Guggenheim, la Chiesa della Salute, i Tesori dal naufragio dell’INCREDIBILE, Damien Hirst, gemme e coralli, bronzo, oro e argento, il Bacino di San Marco, la Punta della Dogana, i cieli di Venezia, lo stupore della notte, copia e crosta, illusione e disillusione, mostri e mostre, viaggiatori in transito, le luci di Santa Lucia, Revolutija, Bologna.

Sono stata parte di tutto quello che ho incontrato.

Buone Feste, Buon Natale a tutti voi là fuori..a presto, vostra affezionatissima Branoalcollo

©Branoalcollo_Natale2017.jpg

Lontano da te | Il tempo vola sempre | Come gli pare

©Branoalcollo

 

 

 

 

For your eyes only #SantaLucia

Sono passati i tempi in cui si scendeva in cucina e si trovava un regalo..all’asino si lasciava un pezzo di pane duro come legno, così come simpatico cadeau spacca denti, anche un bicchiere di vino, fieno assa star.

A Venezia si può visitare la Chiesa di San Geremia, dove si trovano le reliquie, nella cappella costruita con il materiale proveniente dalla Chiesa di Santa Lucia abbattuta nel 1861 per dare spazio alla Stazione dei Treni di Santa Lucia.

Il corpo, minutissimo, è custodito dentro una teca e il volto coperto da una maschera di argento, oggetto che sarebbe piaciuto molto a Doctor Phibes e al suo Mausoleo.

Ci sono varie leggende legate alla Santa. Di fronte alla tomba, c’è un foglietto appeso a una colonna che sfata ed esclude completamente la storia che si sarebbe strappata gli occhi per non cedere alle lusinghe del peccato o che gli avrebbero strappato gli occhi, mentre ci sono due versioni sulla sua morte, decapitata o pugnalata, ad ogni modo non è stato facile ucciderla, hanno prima tentato di bruciarla viva – l’iconografia classica la rappresenta così, qui sotto dipinta da Palma Il Giovane:

Santa_Lucia,_Jacopo_Palma_il_Giovane,_Chiesa_dei_SS._Geremia_e_Lucia,_Venezia.jpg

Luce che non ha bisogno della vista, perché lei stessa è luce. Protettrice di tutti coloro che non vedono, patrona di oculisti, elettricisti, guida e luce interiore.

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Tra i pittori Caravaggio va contro corrente e ne dipinge la sepoltura, mettendo in primo piano la ferita alla gola per la decapitazione – ognuno vede ciò che si porta nel cuore, la paura della decapitazione lo ossessionava da sempre, approdato a Siracusa dopo essere fuggito dal carcere di Malta.

Il nome ricompare in più opere letterarie, da Dante – è Lucia che chiede a Beatrice di andare in aiuto del poeta nella selva oscura, “- Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando” – (Inferno, II, vv. 98-99) – al Manzoni – l’umilissima Lucia Mondella e il suo amore contrastato per Renzo, fino al poeta Lorca, che invece le dedica un poemetto in prosa:

“Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio”.

In musica la figura di Lucia ha avuto altri destini fino a spiccare il volo nella lisergica Lucy in the Sky with Diamonds, che grazie ai Beatles ha dato il nome a una stella. La ritroviamo nella costellazione del Centauro, una nana bianca distante cinquanta anni luce dalla Terra, con il cuore di diamante.

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E ora l’immaginazione va dove deve andare..inseguendo la ragazza che ha il sole negli occhi:

Picture yourself in a boat on a river

With tangerine trees and marmalade skies

Somebody calls you, you answer quite slowly

A girl with kaleidoscope eyes

 

Cellophane flowers of yellow and green

Towering over your head

Look for the girl with the sun in her eyes

And she’s gone..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Tesori dal Naufragio dell’INCREDIBILE

DamienHirst

Ringrazio @sisterly per il gentile omaggio del biglietto di ingresso.

Mostra degna di un Kolossal assiro-babilonese senza sottotitoli, divisa in due sezioni, alla Punta della Dogana, e a Palazzo Grassi. Dato che si chiudeva oggi, ho sfidato il gelo polare e sono andata a vedere come si era scatenato Damien Hirst, ex-capofila degli Young British Artists che per anni ha messo squali in formalina e poi è sparito in Messico. Che gli piacessero i teschi ricoperti da diamanti non è un mistero, ma l’operazione messa in atto con genio machiavellico segna uno sforzo titanico senza precedenti.

Il recupero di un ricchissimo tesoro che dovrebbe riportare a galla copie e simulacri di antiche civilizzazioni risalenti a duemila anni fa scatena l’INCREDIBILE. L’INCREDIBILE documentato da un fiume di video subacquei che filmano la riscoperta di mondi sommersi dove Mesopotamia, Sumeri, Egitto, Divinità greche, Meduse, Serpenti, Teschi, Demoni, vengono ripescati, catalogati, restaurati, rimodellati e finalmente esposti.

A chi appartiene questo Tesoro? Che cosa si nasconde dietro la storia di AMOTAN? Perché la nave si chiama APISTOS? Come direbbe Lucarelli, fermiamoci un attimo. Partiamo dall’Azania, partiamo dall’Oceano Indiano e dal Sud Africa.

Partiamo dagli inizi.

Cif Amotan II, ossia il collezionista, era un liberto che viveva in Antiochia, siamo intorno alla metà del I secolo e del II secolo. Una volta affrancato dal suo status di schiavo accumula una quantità di tesori incredibili provenienti da varie parti del mondo, li carica sulla nave Apistos (che significa Incredibile) IMG_20171203_155249.jpgper custodirli in un Incredibile Tempio.

L’Incredibile Tempio non vedrà mai i suoi tesori e così tutta la ricchezza accumulata da Cif Amotan II finisce tra gli abissi.

Passano duemila anni e un artista di Bristol, classe 1965, appassionato collezionista, decide che è arrivato il momento di andare alla ricerca dell’Incredibile Tesoro, e di rompere l’incantesimo di quella FATICA incompiuta. Non è più il Tempio di Cif Amotan, ma siamo a Venezia, Fondazione Pinault, un Museo sul Canal Grande e Punta della Dogana sul Bacino di San Marco. Amotan può ritenersi soddisfatto.

L’operazione costa una fortuna, tra immersioni, cave di marmo svuotate, gemme di lapislazzuli, agata, giada, pietre preziose, bronzi, metalli vari, coralli pregiati, carichi e scarichi, bozzetti, fusioni, prove tecniche di trasmissione, trasporti, montaggi  – per fare entrare il “Demone con coppa” alto 18 metri dentro l’Atrio di Palazzo Grassi ci è voluto un mese – e a guardarlo non si hanno dubbi. Non si hanno occhi che per lui.

 

Il naufragar non è stato dolce ma Prospero, come ricorda Ariel nella Tempesta di Shakespeare:

Giù a cinque braccia giace tuo padre. 

Le sue ossa ormai son corallo,

e perle gli occhi son già..

Hirst decide di farci vedere un prima e un dopo, come erano le sculture incrostate di coralli e alghe pietrificate dopo secoli di abbandono e dopo, una volta recuperate, restaurate, arricchite da preziosi e ridondanti ritocchi, come se si volesse calcare volutamente la mano su ciò che è stato troppo a lungo sommerso e farlo rinascere in un mausoleo del kitsch. Teche illuminate in sale buie riordinano utensili obsoleti, monete di scambio e suppellettili varie – e qui si confondono volutamente le acque tra vero e falso, copia autentica o riproduzione, per poi trionfare in una tassonomia quasi leonardesca, dove Hirst compila in schizzi rinascimentali l’Incredibile Ricerca Iconografica. Dominano le sale imponenti sculture di Dee pagane, la bellissima Katie Ishtar, Yo-landi – così simile alla fidanzata Katie, il collezionista – così simile all’imbolsito Hirst.

 

Ermafroditi, Andromede, Buddha, Icone di una mitologia ibrida che ritorna alla vita.

 

 

Non c’è un ordine prestabilito in cui seguire la mostra, si gira liberamente tra colossi di marmo, conchiglie vulva, sculture polimorfe distribuite su tre piani fino a che compaiono due figure fondamentali, che saranno le chiavi di svolta di tutta la mostra.

 

Sgrano gli occhi e mi avvicino, figura n. 1 Mickey (Topolino) e nella sala successiva figura n. 2 Goofy (non tradotto nella didascalia, Pippo per gli amici Disneyani). E che ci fanno Topolino e Pippo nell’INCREDIBILE TESORO DI CIF AMOTAN?

Are you taking the mickey? (Ci prendi in giro Damien Hirst?)

Sì, altro che icone pop che testimoniano la relazione complessa tra arte e riproduzione artistica. Collezionismo sfrenato che non distingue tra autenticità e crosta, genio e furbizia, sfarzo e spreco, scarto e invenzione. E che fine ha fatto la testa della divinità babilonese Pazuzu del colosso nell’atrio? Nella didascalia della piccola guida all’ingresso si legge che l’iconografia del demone del Vento è diversa; quello non è Pazuzu, per quanto privo di testa – che non mi sembra casuale – il pene dovrebbe avere la testa di un serpente, il corpo non ha ali e coda di scorpione, però in mano tiene un frammento di coppa che serviva a raccogliere il sangue umano durante i sacrifici, la statua di Pazuzu funzionava come guardiano di una persona importante. Dopo tutto siamo a casa del Gruppo Pinault.

Risolve il dilemma una visitatrice che urla al marito, “amore vuoi fare la foto con il mostro?”.

Mostro nel senso di portento ovviamente. Creatura mirabile, come i crani dei ciclopi, parenti di Polifemo. Tra gli oggetti più ambiti l’unicorno, a onor del vero le corna di unicorno venivano spesso scambiate con il dente di un narvalo (il cetaceo noto con il nome di unicorno del mare) ma qui si tratta di occhi fini..se poi i narvali vengono scolpiti da Damien Hirst niente sarà come prima.

Alla fine di un lungo documentario a chiosa dell’INCREDIBILE VIAGGIO DEL NAUFRAGIO DI CIF AMOTAN un giornalista urla all’artista:

Damien, cos’è arte?

Fuck knows, risponde.

Da qualche parte tra bugie e verità si trova la verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia #11: FAQ

Quando si assiste a una conferenza il dibattito può essere il colpo di grazia finale. E di regola o piomba il silenzio assoluto – tutti improvvisamente con la testa china che fanno finta di cercare qualcosa e rispondono ai fischi dei telefonini – o sei travolto da una marea di cuoricini per i più tecnologici, o dalle domande che sono un monologo di chi ti vuole far capire che ti ha ascoltato e ti ripete quello che hai detto in un discorso talmente lungo che ti dimentichi che domanda ti era stata fatta e rispondi a seconda dei casi, sì o no o dipende – se hai ancora la forza di rispondere, grazie per il suo interessantissimo intervento, mentre gli altri si sono già messi il cappotto e si avviano verso l’uscita.

Ora le due domande che mi fanno sempre turisti, visitatori, viaggiatori stranieri, quando vengono a Venezia, sono:

  1. Quanto fa freddo di inverno? Che temperature ci sono? – Non me la cavo con i gradi Celsius, ma in Fahrenheit. E qui c’è poco che possa fare, perché una risposta vaga non è apprezzata, figurarsi un “non so”. Quindi mi sono preparata. 1,8 x gradi celsius (che devo convertire) + 32. Esempio? 8° Celsius, 1,8 x 8 + 32 = 46,4 Fahrenheit. Contenti come pasque. Poi seguirà la seconda:
  2. C’è la neve? E qui ormai pronuncio un laconico raramente.

Volendo se proprio gli sono simpatica, ci sarà una terza domanda: “Perché i taxi a Venezia sono così piccoli?”, che potrebbe implicarne una quarta, “esistono shopping center a Venezia?”– Sulle dimensioni di solito lascio correre, sì sì certo che esistono.. e davanti agli occhi si staglia gigante LANAVEDEVERO, un blocco di vetro e cemento armato arenato nella periferia di Marghera pieno di negozi, e di autoctoni, e turisti, mentre ormai il centro di Mestre è una città fantasma perché la gente vaga dentro la NAVEDEVERO alla ricerca frenetica di sconti imperdibili e della macchina parcheggiata in fila H in mezzo al nulla.

E tutto il discorso che ti eri preparata su Sebastiano Ziani e la risistemazione di Piazza San Marco viene rimandato a data da destinarsi, in attesa che Marghera diventi la nuova Manhattan. Intanto chi l’avrebbe detto che Robert Wyatt avesse fatto una cover degli Chic?

 

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The original + C’est Chic!